SOMMARIO

 

I Funghi superiori: da semplici “prodotti del sottobosco” a protagonisti della vita sulla Terra, del biomonitoraggio e della biodiversità di L. Cocchi

Alcune piante del territorio reggiano legate a zone acquitrinose di ruscelli di collina e montagna di P. Gallingani

Russula vesca f. viridata e Russula ochracea di G. Donelli

Funghi che passione di U. Bonazzi

I pubblicati da noi e da nostri soci

Agevolazioni per i soci A.M.B.

Umberto Monti: da San Pellegrino alla tomba del Pascoli di G. Borgatti

Frutta antica di E. Canovi – A. Montecchi – G. Valentini

Erbe e bacche del nostro appennino di E. Canovi – A. Montecchi

Convenzione regolamento raccolta dei funghi

Calendario annuale attività

 

 

 

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Sono ormai 33 anni che sono impegnato, insieme agli amici del Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” di Reggio Emilia, ad allestire mostre di funghi. Ogni anno le richieste crescono e da settembre a novembre dobbiamo correre come maratoneti. A volte però mi chiedo: “A che servono? Ma soprattutto a chi servono? I visitatori di queste mostre, dopo averle visitate, hanno imparato qualcosa?”

Credo di si. Chi a funghi non va e non andrà mai può apprezzare quanto, anche nel mondo della micologia, la natura ci riesce ad offrire di vario e di bello.  Chi si accinge a divenire raccoglitore, o da poco ha iniziato, forse si può rendere conto quanto è difficile, complesso e pericoloso i raccogliere funghi da utilizzare in cucina, quanto e facile sbagliare e scegliere così se rinunciare all’impresa o approfondire maggiormente le conoscenze. Chi per tradizione famigliare od altro crede di conoscere i funghi e raccoglie sempre quelle poche specie (se non un’unica specie) forse si renderà conto che conosce ben poco, troppo poco e quanto le sue raccolte possono essere a rischio. Chi poi da anni cerca di approfondire la materia può vedere ed imparare qualche specie nuova o anche contestare eventuali errori a noi espositori. Infine serve a noi per rinfrescarci le conoscenze e scoprire tutto il nuovo che ogni anno la natura ci propone in questo difficilissimo campo.

 

Il Presidente del Gruppo Micologico

e Naturalistico “R. Franchi”

Ulderico Bonazzi


 

 

Il 29 dicembre 2003 è stata stipulata una convenzione (rinnovata nel settembre 2007) tra l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (A.P.A.T.) e l’Associazione Micologica Bresadola (A.M.B) con lo scopo di costituire un rapporto di stretta collaborazione atto a creare una banca dati di mappatura e censimento dei funghi italiani al fine di sviluppare tecniche di biomonitoraggio necessarie alla conservazione della biodiversità.

I Funghi superiori: da semplici “prodotti del sottobosco” a protagonisti della vita sulla Terra, del biomonitoraggio e della biodiversità

 

 “Sappiamo di più dei movimenti dei corpi celesti che della terra sotto i nostri piedi”

Leonardo da Vinci, 16° Secolo…

Quante volte, durante i Corsi di Micologia, le Mostre, le conferenze, le lezioni e parlando con la gente gli esponenti del Gruppo (e immagino che sia così per tutti i Gruppi micologici, aderenti o no all’A.M.B.) ripetono frasi del tipo: “I funghi sono importanti, anzi fondamentali, per la vita del bosco”...”Il bosco può certamente vivere senza l’uomo ma non può vivere senza funghi”...”I funghi sono necessari agli equilibri naturali perché tramite i loro modi di vivere (saprofitismo, parassitismo, simbiosi) riciclano e rimineralizzano la sostanza organica rendendola nuovamente disponibile, in forma inorganica, per il Regno vegetale”? Concetti simili vengono ribaditi su tutte le nostre pubblicazioni, da quelle più divulgative ai testi specialistici di Micologia. Spesso mi sono chiesto come questi “messaggi” siano recepiti dagli appassionati fungaioli, dall’opinione pubblica, dai legislatori. Ho quasi sempre avuto la netta impressione che la dicitura “I funghi sono prodotti del sottobosco” (esistono leggi nazionali e regionali basati su questo concetto) suoni nelle diverse teste come se i funghi fossero considerati, di fatto, “sottoprodotti del bosco” e che i nostri tentativi per farli ritenere in modo diverso siano interpretati come appelli patetici e interessati per valorizzare quello che facciamo, un po’ come fa l’oste che per convincere il cliente deve per forza affermare che il suo vino è buono...Gli psicologi direbbero che c’è un problema generale di “mappa cognitiva” per cui i funghi sono normalmente pensati al massimo come “passione”, come hobby, come buoni da mangiare (stando però attenti ai velenosi, ed è soprattutto su questo aspetto che i cittadini e le istituzioni come le ASL si rivolgono ai Gruppi micologici), ma dei quali l’uomo e la natura potrebbero tranquillamente fare a meno. Tant’è che molti visitatori dei boschi, oltre ad abbandonare rifiuti, distruggono i funghi che non conoscono (il 99,99 %), che per la stragrande maggioranza della gente della montagna (amministratori locali compresi, dai dirigenti dei Parchi a quelli degli usi civici) i funghi (che poi si considerano solo i “porcini”, anzi la parola “fungo” è sinonimo di “porcino”) sono visti solo come fonte di reddito: paghi il permesso, vai nel bosco, fai quello che ti pare (tanto i controlli sono praticamente inesistenti e spesso inefficaci, quando non inutili) e si è convinti di aver fatto una politica che rispetti l’ambiente...Anche nel mondo scientifico ed accademico, a parte qualche eccezione ed almeno fino ad oggi, i funghi superiori non godono di molta attenzione come dimostra il fatto che, in Italia in particolare ma non solo, la Micologia è cresciuta soprattutto fuori dalle Università e dentro le Associazioni micologiche, nelle quali si è riusciti (per l’A.M.B. si tratta di oltre cinquant’anni di storia, oltre trenta per il Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” di Reggio Emilia) a fare convivere la semplice passione per i funghi e per il bosco e l’interesse gastronomico da una parte con la sensibilità ed il rispetto dell’ambiente e dall’altra con lo sforzo disinteressato di studio ed approfondimento, in particolare nel campo della sistematica e della tassonomia, che ha fatto crescere e ha formato Micologi veri (in questo caso il termine “dilettante”, che potrebbe sembrare sminuente, va preso alla lettera, cioè “per diletto”) che hanno costruito un patrimonio di conoscenza scientifica (know how) che, nel settore, non credo abbia uguali, in Italia sicuramente.

Ma recentemente è successo qualcosa di importante: nel 2003 l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici[1], attraverso il Servizio Parchi, Ecosistemi e Biodiversità del Dipartimento Difesa della Natura di APAT diretto dal dr. Luciano Onori, ha promosso un progetto interagenziale denominato “Aree naturali protette e conservazione della diversità ambientale” articolato in cinque Unità di Progetto[2], la terza delle quali (Biomonitoraggio del Suolo) competeva al Settore “Tutela degli Ecosistemi e della Biodiversità (APAT NAT-BIO/ECO)” che, sotto la responsabilità del dr. Carmine Siniscalco, ha iniziato a considerare i funghi superiori (cioè i funghi visibili ad occhio nudo: macromiceti e mixomiceti, con esclusione degli ascomiceti fitopatogeni) tra gli organismi viventi nel suolo (insieme a varie specie di insetti, batteri, nematodi, ecc) che giocano un ruolo fondamentale come indicatori della salute di un ambiente naturale per la loro capacità, ancora poco studiata, di essere rivelatori del degrado o della naturalità di un qualsiasi ecosistema terrestre. Tale Settore (ristrutturato nel 2006 in Settore Biodiversità, in sigla APAT NAT-BIO, sempre sotto la responsabilità del dr. C. Siniscalco), che è il promotore della convenzione tra APAT e Associazione Micologica Bresadola, riconoscendo nell’AMB la realtà italiana di maggior rilievo per quanto attiene alla Micologia (il nostro Gruppo ed il sottoscritto sono direttamente coinvolti nei progetti APAT perché, nell’ambito della Convenzione APAT – AMB il referente per l’aspetto della presenza nei funghi superiori di elementi chimici, in particolare metalli pesanti ed isotopi radioattivi, è il lavoro di ricerca che, insieme a Luciano Vescovi[3] ed a Orlando Petrini[4], sto conducendo dal 1986, anno dell’incidente di Chernobyl), ha organizzato nel 2007 un ciclo pluriennale di Seminari sul tema “I funghi come indicatori biologici nel monitoraggio della qualità del territorio[5]

Il 23 luglio 2008 il Direttore Generale f.f. di APAT dr. Andrea Todisco, visto il “Progetto Speciale Funghi” di APAT relativo allo studio della conservazione della biodiversità micologica (macromiceti e mixomiceti) e dell’utilizzo dei funghi come indicatori certi dello stato di salute di un ecosistema, predisposto dal Dipartimento Difesa della Natura, e considerato che lo studio delle specie fungine si inserisce nel quadro ben preciso del loro utilizzo come indicatori biologici nella valutazione della qualità ambientale, ha ravvisato la necessità di istituire un apposito Comitato Scientifico[6] composto da esperti nazionali ed internazionali a garanzia della qualità dell’iniziativa.

Nel corso dei Seminari già svolti da tutti i relatori, tra i più qualificati studiosi a livello della ricerca universitaria e riconosciuti a livello internazionale, sono state fatte affermazioni del tipo: “...nei primi cinque cm del suolo c’è tutta la vita”... “Il suolo rappresenta il mezzo di interazione dinamica tra atmosfera, litosfera, idrosfera e biosfera”...In natura circa il 90% delle piante instaura simbiosi  micorriziche  con funghi del suolo e le micorrize sono distribuite in tutti gli ecosistemi vegetali”...“Lo studio delle piante senza le loro micorrize è un’astrazione. La maggior parte delle piante, strettamente parlando, non ha radici, esse hanno micorrize”...”E’più facile elencare le famiglie di piante in cui non si conosce siano presenti micorrize, piuttosto che compilare una lista di famiglie in cui esse sono state trovate”...”La maggior parte del cibo consumato dagli animali detritivori è probabilmente tessuto fungino”...Le micorrize migliorano la crescita delle piante favorendo l’aumento dell’assorbimento dei nutrienti e la tolleranza a siccità, salinità, malattie; regolano il bilancio del carbonio; determinano l’architettura radicale; migliorano la struttura del suolo; agiscono come filtri selettivi e bloccano gli elementi tossici”. Se, per esempio, si osserva la Figura 1 si può capire come il “mantello” che avvolge i peli radicali nelle ectomicorrize, svolga un ruolo di “filtro” protettore rispetto a molecole (per es. metalli pesanti) che possono essere dannose per la pianta.

L’impressione che ne traggo è che sia in atto, nel mondo scientifico, una sorta di “rivoluzione copernicana” per quanto riguarda i funghi superiori. So bene che saranno lunghi i tempi affinché questo radicale cambiamento della “mappa cognitiva” in atto a livello scientifico si trasferisca al senso comune e diventi elemento fondante della cultura di tutti coloro che hanno a che fare con i funghi e con il bosco (dal fungaiolo al legislatore), ma di sicuro non si potrà più sospettare chi vuole spostare l’interesse sui funghi al di là della cucina e del portafoglio di essere un patetico sognatore e si dovrà riconoscere che il lavoro dei Micologi (in senso lato) è un buon contributo alla scienza. Tuttavia io credo che, oltre alla soddisfazione di prendere atto che un po’ di ragione la si abbia avuta, le Associazioni micologiche (compreso il nostro Gruppo) e tutti coloro che fanno Micologia, anche solo per diletto, non debbano commettere l’errore di adagiarsi sugli allori, ma di attrezzarsi perché, alzandosi il livello della sfida della conoscenza dei funghi e del ruolo fondamentale che essi giocano in natura, cambia di fatto anche il ruolo di chi fa Micologia: non ha più senso lo studio dei funghi “con i paraocchi”. Un aspetto significativo, che è conseguenza di questa “rivoluzione copernicana” è l’aumento dell’importanza del ruolo di chi fa tassonomia e sistematica (che è il lavoro di base che si svolge in ambito AMB): il biologo che studia i funghi dal punto di vista delle micorrize o che fa l’analisi delle sequenze del DNA ha la necessità esiziale di sapere non solo come si chiama, secondo i criteri della Micologia attuale, la specie che sta studiando, ma anche come si sono evolute nel tempo la collocazione tassonomica e sistematica della specie: questo é importante soprattutto per consentire il confronto con i dati di altri ricercatori[7] e per essere certi che ricercatori diversi facciano riferimento, nello scambio delle informazioni, alla stessa specie. La Micologia, in sostanza, sta diventando una scienza che richiede la “simbiosi” di competenze diverse, in altre parole la Micologia ha un futuro che non può essere altrimenti che multidisciplinare.

In questo senso erano già numerosi i segnali provenienti da vari settori della ricerca scientifica: recentemente in un piccolo ascomicete (Pseudoplectania nigrella) è stato isolato un nuovo antibiotico (plectasina); sono sempre più numerosi gli studi e le ricerche per individuare nei funghi superiori principi attivi che possano essere utili per combattere importanti malattie (dai tumori all’AIDS) prendendo spunto dalle millenarie pratiche cinesi; nel 2007 è stato scoperto che nel genoma di Amanita phalloides esiste una regione "tossica" iper-variabile in grado di produrre un'ampia varietà di peptidi e, secondo i ricercatori che stanno studiando questo singolare meccanismo utilizzato da A. phalloides, ciò può aprire la strada a un suo sfruttamento per la produzione di nuove sostanze utilizzabili come farmaci; sono in atto studi per verificare la possibilità di usare i funghi per risanare terreni inquinati da tritolo e da uranio impoverito (“bioremediation”). Tutto ciò senza considerare che il numero stimato di specie di funghi è di 1.500.000 e che ne sono state descritte finora solo 72.000, cioè solo il 4,8%[8]: questo ci fa capire come i funghi siano importanti anche dal punto di vista dello studio della biodiversità e della sua evoluzione temporale; per esempio l’insieme dei funghi simbionti (ectomicorrizici) presenti in un bosco cambia a seconda dell’età del bosco: ci sono specie sempre presenti, specie presenti solo nella fase giovanile, specie presenti solo nella fase matura, specie presenti solo nella fase di invecchiamento; inoltre esistono specie fungine che segnalano situazioni di sofferenza ambientale ed anche specie “pioniere” che possono favorire la colonizzazione da parte del bosco di suoli inizialmente inadeguati. L’augurio e la speranza nostra è che anche per merito di questi studi si possa riuscire a porre rimedio ed a frenare la massiccia opera di distruzione naturale in atto nel pianeta per motivi in gran parte assolutamente inaccettabili. La possibilità che i funghi superiori possano essere usati come bioindicatori si aggiunge a tutti gli altri settori di ricerca, ma fa fare all’insieme un vero e proprio salto di qualità e non solo dal punto di vista scientifico. In conclusione possiamo affermare che, sulla base di argomentazioni scientifiche di assoluto rilievo, gli amati oggetti delle nostre passioni vengono finalmente tolti dal mondo del “futile” e del “voluttuario” e giustamente ed a pieno titolo inclusi nell’universo dei protagonisti della vita. L’oste ha davvero del buon vino nella sua botte... e non c’è niente di meglio che bere un buon bicchiere in buona compagnia...

Immagine tratta dalla presentazione Power Point della relazione dal titolo “I consorzi ectomicorrizici: indicatori della salute delle piante forestali” che il Prof. Lucio Montecchio, del Dipartimento TeSAF dell’Università di Padova, ha svolto a Roma il giorno 8 aprile 2008 nell’ambito del ciclo di seminari organizzati da APAT sul tema:I Funghi come indicatori biologici nel monitoraggio della qualità del territorio

 

P.S. Proprio mentre stiamo andando in stampa ci giungono due notizie che riguardano la riforma degli assetti istituzionali riguardanti APAT che viene assorbito nel nuovo Istituto denominato ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

  • oma, 22 luglio 08 - Comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente:Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il Commissario Straordinario dell’IRPA (Istituto di ricerca per la protezione ambientale), che accorperà i tre enti controllati da Ministero dell’Ambiente (Apat: Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici; Icram: Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare; Infs: Istituto nazionale per la fauna selvatica). La nomina del Commissario, il prefetto Vincenzo Grimaldi, che sarà affiancato da due sub commissari (il dott. Stefano La Porta e l’ing. Emilio Santori) rappresenta il primo passo per l’attuazione della disposizione del decreto legge collegato alla Finanziaria che definisce la riorganizzazione e l’accorpamento degli enti al fine di razionalizzare l’attività dei tre organismi e snellire la struttura di gestione per assicurare maggiore efficienza, anche in un’ottica di contenimento della spesa”.
  • Roma, 22 agosto 08 - Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 la Legge 133/2008 di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112. L’articolo1 prevede la modifica della denominazione dell'IRPA, istituita con il DL, in Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). L’ISPRA svolge le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici di cui all’articolo 38 del Decreto Legislativo n. 300 del 30 luglio 1999 e successive modificazioni; dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e successive modificazioni e dell’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare di cui all’articolo 1-bis del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 21 gennaio 1994, n. 61.

 

Indirizzo dell’autore:

Luigi Cocchi

Via D. Piani, 6

42100 Reggio Emilia

Tel 0522 791120; cel 348 3125968

 

 


 

 

ALCUNE PIANTE DEL TERRITORIO REGGIANO LEGATE A ZONE ACQUITRINOSE DI RUSCELLI DI COLLINA E MONTAGNA

Le specie sotto descritte essendo strettamente legate ad ambienti umidi che, a causa di interventi antropici, stanno diventando sempre più rari meritano una attenta osservazione e protezione. Verranno descritti:

·        un’orchidea: Epipactis palustris,

·        una pianta carnivora: Pinguicula vulgaris

·        una parnassia: Parnassia palustris,

che convivono nello stesso ecosistema (vedi foto sottostante).

Figura 1 (Foto Paolo Gallingani)

Figura 2 - Epipactis palustris (Foto Paolo Gallingani)

Figura 3Epipactis palustris (Foto Paolo Gallingani)


Famiglia: Orchidaceae

Genere:            Epipactis

Specie: Epipactis palustris     

Nomi comuni:   Elleborina, Orchidea vespa.

Identificazione: Pianta erbacea perenne alta cm. 15-30. Rizoma strisciante stolonifero. Foglie ovato-lanceolate, oppure lanceolato-lineari, lungamente acuminate, disposte a spirale. Spiga rada, composta di fiori penduli con labello bianco venato di rosso, strozzato e articolato nel mezzo. Ovario non contorto, ma portato da un pedicello contorto, bruno-violaceo. Brattee più brevi dei fiori.

Habitat: Pianta diffusa nell’Europa Centro-Settentronale, Svezia, Norvegia meridionale inclusa. Alpi-Appennini fino a 1600 m di altitudine. Predilige luoghi palustri, umidi, boscosi. Fioritura: giugno-agosto.

Cenni storici e curiosità: Pianta molto vicina al genere Celaphantera tanto che Linneo le unì in un solo genere chiamato Serapias helleborine. Più tardi venne creato dal botanico austriaco H. Johann von Crantz il nuovo genere Epipactis. Tale nome ha origine greca; venne usato da Dioscoride, ma il suo vero significato è rimasto sconosciuto: pare sia stato usato per qualche specie di Helleborus; da qui il nome comune di Elleborina. In Italia vi sono 6 specie di Epipactis, e in tutto il mondo boreale si contano una ventina di specie, alcune delle quali si spingono fino al massiccio Himalayano e nell’America Boreale.

 

Famiglia:  Lentibulariaceae

Genere:            Pinguicula

Specie: Pinguicula vulgaris

Nome comune: Erba unta

Identificazione: Pianta erbacea perenne, con scapo eretto, peloso, glandoloso, alto 5-10 cm. Foglie in rosetta basale aderenti al terreno, ovali-oblunghe, color verde pallido o giallastre, glandolose con bordi arrotolati verso l’alto. Fiori blu viola con sperone lasso e subulato.

Habitat: Specie a ristretta diffusione nella fascia alpina e Appennini Settentrionali (settore Tosco-Emiliano e Alpi Apuane) da 500 a 2300 m di altitudine. Predilige sorgenti, luoghi umidi e muschiosi. Fioritura giugno-agosto.

Proprietà farmacologiche: I pastori nomadi usavano le foglie per coagulare il latte. E’ noto che la pianta è micidiale per gli insetti, causa gli enzimi che vengono secreti dalle ghiandole poste ai margini della pagina superiore della foglia: per ogni centimetro quadrato vi sono 25.000 ghiandole vischiose, capaci di catturare e decomporre (per nutrimento) gli insetti che vi capitano sopra.

Cenni storici e curiosità: Il nome Pinguicula deriva dal latino pinguis = grasso, riferito alle foglie. L’aggettivo leptoceras è di origine greca, leptos = sottile, keras = corno, riferito al tipo di sperone del fiore. Ricordiamo che in Lapponia, i Lapponi usano ancora le foglie di Pinguicula per preparare il loro tatmiölk, alimento assai pregiato. Nel Nord Europa (Svezia Settentrionale) le foglie grasse della Pinguicula producono un particolare unguento per mani.

 

Figura 4 - Pinguicula vulgaris (Foto Paolo Gallingani)

 

Figura 5 - Pinguicula vulgaris (Foto Paolo Gallingani)

 

Famiglia: Saxifragaceae

Genere:            Parnassia

Specie: Parnassia palustris L.

Nome comune: Gramigna di Parnasso

Identificazione: Pianta erbacea perenne a portamento eretto, alta 10-25 cm. Foglie radicali ovato-cordiformi, lungamente picciolate. Fusto fiorale con un unico fiore apicale, bianco candido con 5 petali arrotondati e fortemente venati.

Habitat: Specie a larga diffusione circumboreale. Presente anche nel Nord America. In Europa è diffusa soprattutto in Scandinavia. In Italia è comune nelle regioni alpine ed appenniniche fino alla zona della Majella. Da 300 a 2000 (raramente 2300) m di altitudine. Fioritura luglio-agosto.

Proprietà farmacologiche: Modeste sono le proprietà della Parnassia nella farmacopea. Tuttavia, nei secoli passati, la medicina popolare ha creduto a lungo nelle virtù della Parnassia. Erano gli anni delle pestilenze, delle diarree ed il popolino correva, non sempre a ragione, a raccogliere erbe, compresa la Parnassia. Anche per curare gli occhi la pianta ha avuto il suo momento di importanza.

Cenni storici e curiosità: Il medico botanico greco Dioscoride scrisse che gli eleganti fiori della candida Parnassia avevano trovato al loro terra d’origine nel Monte Parnaso, caro agli dei. Di qui il nome Parnassia preso da Linneo nella sua classificazione ufficiale. Il genere Parnassia è composto di una sola specie, appunto la Parnassia palustris.

 

Bibliografia:

Alessandrini A. & Branchetti G. – 1997 – Flora reggiana – CIERRE Ed., Verona

Cocconi G. – 1883 – Flora della provincia di Bologna – Zanichelli, Bologna

Pignatti S. – 1982 – Fiori d’Italia – Edagricole, Bologna

 

Figura 6Parnassia palustris (Foto Paolo Gallingani)

 

Indirizzo dell’autore:

Paolo Gallingani
Via Bellini 4
42100 Reggio Emilia
pa.gal.45@virgilio.it

 

 

 


Russula vesca f. viridata e Russula ochracea

 

 

Est modus in rebus

 

Premessa

 

Le Russula qui presentate non sono certamente critiche e nemmeno di difficile determinazione. Questo contributo ha significato considerando sopratutto la loro estrema rarità nella nostra regione e, secondo le mie informazioni, in territorio italiano. I loro nomi non figurano nell’elenco delle specie reperite in Emilia-Romagna e scrupolosamente elencate da Fabio Padovan (Padovan 2006).

 

Ritengo utile ricordare a eventuali lettori, nuovi alla micologia, che il typus di Russula vesca si caratterizza per colorazioni pileiche di un bel rosa più o meno saturo, paragonabile alle tonalità di una golosa fetta di prosciutto (di Parma s’intende!), con a volte decolorazioni al rosa pallidissimo, al biancastro, al crema ocraceo, più raramente di un bruno vinoso scuro uniforme.

 

Materiali e metodi  Figg.

 

Le descrizioni macroscopiche sono state realizzate su materiale fresco. Per la microscopia è stato utilizzato materiale fresco per Russula vesca f. viridata, mentre per Russula ochracea si è operato su exsiccatum fatto rinvenire in acqua. Le spore della prima sono state tratte da sporata. Per le osservazioni si è utilizzato acqua distillata, rosso congo ammoniacale, fucsina basica, solfovanillina.

S = Codice dei colori di Seguy; Qm = quoziente medio lunghezza/larghezza spore;Vm = volume medio spore (formula utilizzata: 0,524 x lunghezza x larghezza x larghezza). Le barre orizzontali nei disegni di microscopia misurano 10 µm. Le raccolte studiate sono depositate nell’erbario GD dell’autore.

 

Descrizioni delle specie

 

Russula vesca Fr. f. viridata Singer    Figg.  1 - 2

Singer 1932, Beih. Bot. Centralbl., 49 (2): 361.

Posizione sistematica: Genere Russula Pers. : Sottogenere Heterophyllidia Romagn. emend. Sezione Heterophyllae. Sottosezione Heterophyllae (Fries) J. Schäffer.

Cappello: 60 – 70 mm, carnoso, a maturità appianato con centro moderatamente depresso, sodo e compatto, a margine non propriamente ottuso, un poco attenuato, nettamente striato su due sporoidi su tre; cuticola rugosetta,

Figura 1 – Russula vesca f. viridata in ambiente. Fotocolor G. Donelli

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Figura 2 –Russula vesca f. viridata, spore, epicutis, crine

 

vellutato-pruinosa particolarmente nella parte anteriore, più liscia all’ombelico, ben separabile per circa metà raggio, opaca, al disco un poco meno, marginalmente di un pallido verdolino verso S 369 – S 370, centralmente a corona circolare verdastro saturo e sporco, verso S 374 (vert résèda) – S 375, con areole più scure o più chiare, disco verdolino mescolato a minute aree crema, ocraceo-crema o verde ocraceo torbido.

Lamelle: inizialmente serrate, poi un poco più spaziate, sublardacee, poi più o meno fragili, biancastre, poi, qua e là macchiate di ruggine, alla corruzione con un vago riflesso ocraceo pallido, subacute e più o meno attenuate al margine, con biforcazioni più accentuate al gambo.

Gambo: 58 – 78 mm, quasi duro, non svasato alla sommità, cilindrico, un poco ingrossato nel terzo inferiore per poi attenuarsi leggermente alla base, bianco, a lungo poco cangiante, infine con zona brunastra nella parte inferiore, più o meno rugoso.

Carne: compatta, non propriamente dura, biancastra con qualche macchia sul giallo-ruggine particolarmente nella parte bassa del gambo, più o meno concolore sotto la cuticola, sapore gradevole e dolce, odore non significativo. Reazione al guaiaco positiva, ma non velocissima, al solfato di ferro immediatamente bruno-arancio forte (Reazione condivisa con il typus e Russula heterophylla (Fries: Fr.) Fries.).

Sporata: bianca Ia  CR.

Spore: 6,0 – 8,0 x 4,9 – 6,2 µm, media 6,9 x 5,6 µm, Qm = 1,23, Vm =113 µm cubici; da  subglobose (Q = 1,07) a ellittiche (Q = 1,38) , con ornamentazione molto bassa, costituita da numerose verruche, in parte molto piccole, altre non più alte di 0,4 µm, isolate, solo molto sporadicamente con qualche incerto gemellaggio o qualche sottile e breve connettivo; areola ilare non osservata.

Basidi: tetrasporici, 30 – 50 x 8 – 10 µm.

Cistidi: piuttosto lunghi, 60 – 100 µm, poco numerosi e piuttosto immersi, fusiformi, a terminazione appuntita, ottusa o con un minuto capezzolo terminale.

Epicutis: costituita da peli assai articolati, spesso ramificati, con ultimo elemento perlopiù attenuato, raramente persino appuntito, anche molto lungo, sino a 45 µm, gli altri elementi cilindracei, spessi 3 – 5,5 µm, con elementi di sostegno più voluminosi, alcuni enormi, sino a 10 – 12 µm (forse un poco più spessi che nel typus), accompagnati da scarsi e minuti dermatocistidi, poco rifrangenti e insensibili alla solfovanillina, spessi 4 – 5 µm, nella zona discale si è potuto osservare un solo crine più o meno impregnato di un pigmento giallo brunastro.

Habitat: probabilmente ubiquitaria come il typus, ma molto rara..

Materiale studiato e raccolte: una sola raccolta in un bosco di cerro in località Pulpiano – Viano RE, tre sporoidi, con uno in pessime condizioni, il19-6 2008, leg. A Ciavarella, G. Donelli, erbario GD n° 08/23.

 

Osservazioni: Questa forma verde di Russula vesca non mette in difficoltà il raccoglitore, perché anche se nell’immediato il pensiero può correre a Russula heterophylla, le striature marginali assenti in quest’ultima, la cuticola marginalmente ben asportabile e la fiammata discale a sfumatura appena percettibilmente ocraceo vinoso, tradiscono la sua vera identità. La differenza dal typus si basa sostanzialmente  solo sul verde pileico. Le molte griseinae a tonalità verdastre differiscono grossolanamente per la sporata non bianco puro e la reazione al solfato di ferro generalmente.più debole. Al microscopio si potranno avere ulteriori conferme. Da Russula heterophylla differisce, oltre a quanto già ricordato, per le spore, in quest’ultima, più piccole 5,2 – 6,8 – (7,8) x 4,3 -5,5 – (6) µm (Donelli 1995) e una cuticola con elementi basali spesso isodiamedrici. Russula subviridis Reumaux ad interim (Reumaux 1996) è macroscopicamente sovrapponibile, ma presenta un quadro microscopico diverso. Aggiungo che i crini, lunghi e affilati elementi presenti nel disco della epicute di Russula vesca e Russula heterophylla, di norma più numerosi in quest’ultima, sono stati evidenziati a fatica nella f. viridata: uno solo nello sporoide più giovane. Russula vesca è da tutti consumata. Bene. La sua rarissima forma limitiamoci ad osservarla. Nessuno morirà di fame.

 

Figura 3 – Russula ochracea in ambiente. Fotocolor G. Donelli.

 

Russula ochracea   Pers. → Fr.   Figg.3 - 4

Russula ochracea Fr. 1815 (“nom. nov.”), Observationes Mycologicae, 1: 72.

Posizione sistematica: Genere Russula Pers. : Fr.; Sottogenere Incrustatula Romagn.; Sezione Amethystinae Romagnesi, emend..; Sottosezione Chamaeleontinae Singer.

Cappello: 50 – 70 – (80) mm, carnoso, piuttosto sodo, a maturità da piano convesso a espanso, con parte centrale appena depressa, una volta piuttosto notevolmente, a margine ottuso, in età cortamente striato; cuticola brillante anche molto tempo dopo la raccolta, mai nettamente opaca, asportabile per oltre i due terzi del raggio, a nette colorazioni ocracee, con parte centrale generalmente più scura; dal terra d’ocra S 246 (Terre ocreuse), all’ocra-arancio S 247 (Ocre orange), all’ocra ruggine S 248 (Rouille), più raramente su tonalità ocra luminoso S 196 (Orange).

Lamelle: fragili, mediamente serrate, alte sino a 11 mm, ottuse in avanti, adnato-arrotondate all’inserzione, ocraceo pallido, presto giallo oro con netto riflesso aranciato.

Gambo: 38 – 70 mm, all’inizio quasi sodo, presto più molle per una abbondante zona midollare sottostante una debole corteccia, rugoso, cilindrico o leggermente ingrossato alla base, a lungo bianco, solo in età con alone pallidamente giallo brunastro in basso.

 

Carne: spessa e inizialmente compatta particolarmente nel cappello, nel gambo presto più molle e fragile, bianca, in età, nel gambo, con rare areole giallastro-bruno, dolce, inodore anche alla corruzione. Reazione quasi nulla al guaiaco, con solfato di ferro rosa molto pallido.

Sporata: giallo saturo piuttosto scuro, IVd  CR (Secondo Bon (Bon 1988) sporata massima).

Spore: 7,0 – 9,1 x 5,6 – 7,4 µm, media 8,0 – 6,6 µm, Qm = 1,21, Vm = 183 µm cubici; da subglobose (Q = 1,13) a ellittiche (Q = 1,31), con ornamentazione a verruche generalmente ottuse, forti, in parte alte sino a 1 – 1,2 µm, isolate, solo localmente con rare e corte creste o confusamente gemellate. Areola ilare nettamente amiloide.

Basidi: tetrasporici, 40 – 50 x 9 – 12 µm.

Cistidi: da cilindracei a fusoidi, stretti, generalmente con sottile appendice terminale, 60 – 75 x 7 – 9,5 µm.

Epicutis: costituita da peli con elemento terminale spesso clavato o capitato, pochi nettamente cilindracei o onduloso-cilindracei, sovente abbondantemente ramificati, spessi da 3,2 a 5,0 – (6,0) µm, accompagnati da ife incrostate strette, cilindracee, spesse 3,8 – 5,5 – (6,0) µm, a setti ravvicinati e con terminazione ottusa.

Habitat: boschi di latifoglie, con preferenza per castagni e querce.

Materiale studiato e raccolte: tre sole raccolte in 30 anni. Bosco con netta prevalenza di castagni, Nismozza – Busana RE, il 10 – 7 1989, leg. G. Candiani, M. Capelli, G. Donelli, materiale non conservato. Stessa località e stessi

Figura 4Russula ochracea, spore, epicutis.

 

raccoglitori, il 7 – 7 -1990, erbario GD n° 90/50. Fra l’erba al limitare di un boschetto con roverelle e castagni, comune di Felina RE, il 10 – 9 -1991, leg. M. Capelli, G. Donelli, materiale non conservato.

 

Osservazioni: Russula ochracea è facilmente riconoscibile per l’aspetto mediamente robusto, la colorazione pileica brillante su tonalità costantemente ocracee, anche se con sfumature diverse, le lamelle a maturità giallo profondo a sfumatura aranciata, la carne dolce e, almeno all’inizio di consistenza più che discreta e l’odore praticamente assente in ogni stadio di maturazione. Al microscopio presenta ife incrostate di magro spessore, accompagnate da peli leggermente clavati o capitati tipici della Sottosezione e spore a verruche isolate, forti e ottuse. Testimoniano lo spessore minuto delle ife incrostate Romagnesi (Romagnesi 1968), Einhellinger (Einhellinger 1985), Reumaux (Reumaux  1996) e Sarnari (Sarnari 2005), mentre Bon (Bon 1988) parla di spessore sui 6 – 8 µm. Tutti gli sporoidi delle mie tre raccolte contraddicono il Micologo francese.

Russula helios Malç. ex Sarnari, con la quale una confusione è possibile, si differenzia per la crescita sotto leccio e sughera, le tonalità pileiche giallo cromo con centro verso il giallo-arancio e reazione forte al guaiaco. Russula risigallina (Batsch) Sacc. ha colorazioni diverse, è più minuta e fragile e, alla corruzione libera un netto odore di rose. Russula vitellina Pers. → Gray ha cappello costantemente da giallo tuorlo a giallo citrino e carne, con l’appassimento, con odore di mostarda o aceto. Russula flavocitrina Blum ex Bon, specie non ancora confermata con certezza, sembra avere dimensioni ancora maggiori, cappello giallo oro con parte discale oliva-brunastro e sporata più chiara, da IIIc a IVb del Codice Romagnesi (CR).

Russula ochracea dopo Fries è stata considerata come specie autonoma da Bresadola (Bresadola 1929-1933), che ne ha dato anche una ottima rappresentazione con il nome di Russula ochracea Pers., da Bon (Bon 1988), da Reumaux (Reumaux et al. 1996), anche qui accompagnata da una ottima iconografia e recentemente da Sarnari. Nel contempo Singer (Singer 1951) la descriveva come Russula lutea var. ochracea, salvo ammettere, dopo avere controllato la pianta inedita di Fries, che la sua Russula si identificava con quella descritta da grande Maestro svedese. Più tardi lo stesso Romagnesi (Romagnesi 1967) e Einhellinger (Einhellinger 1985), la interpretano al rango di varietà, come Russula chamaeleontina var. ochracea (ss. Bres.),

   

Bibliografia

Bon M. 1988 – Clé monographique des Russules d’Europe, Doc. Mycol., 70 – 71, p. 1- 120.

Bresadola G. 1928-1933 – Iconografia Mycologica. Museo Tridentino di Scienze Naturali. Trento.

Donelli G.1995 – Note su una variabilissima Heterophyllinae comune nell’appennino reggiano. Suppl. al n° 3 di “Il Fungo”, XX Mostra reggiana del fungo: 22-30.

Einhellinger A. 1985 – Die Gattung Russula in Bayern. Hoppea, 43: 5-286, Regensburg.

Padovan F. 2006 – Atlante dei macromiceti della Regione Emilia-Romagna. pp. 387, Bologna.

Reumaux P., Bidaud A. & Moënne-Loccoz P. 1996Russules Rares ou Méconnues. Ed. Féd. Myc. Dauphiné-Savoie. Marlioz. pp. 7-294

Romagnesi H. 1967 Les Russules d’Europe et d’Afrique du Nord. 998 pp. Bordas. Paris.

Sarnari M. 1998 – Monografia illustrata del genere Russula in Europa. Tomo I. AMB, Centro Studi Micologici, Brescia, 799 pp.

Sarnari M. 2005Monografia illustrata del genere Russula in Europa. Tomo II. AMB, Centro Studi Micologici, Brescia, pp. 800-1568.

Seguy E. 1936 – Code universel des couleurs. Lechevalier, Parigi.

Singer R. 1951 – Type  Studies on basidiomycetes V. Sydowia 5: 445-475.

 

Indirizzo dell’autore:

Giuseppe Donelli

Via Tragni 8

42043 Praticello di Gattatico

andreapino@libero.it


 

FUNGHI CHE PASSIONE

 

Anche quest’anno l’assessorato turismo della provincia di Reggio ha preso l’iniziativa di offrire gratuitamente a tutti coloro che hanno acquistato il permesso per la raccolta dei funghi un omaggio. Nel pacchetto 2008 c’è una novità interessante: infatti allegato alla cartina della provincia, contenente anche l’elenco dei ristoranti ed alberghi che offrono un trattamento speciale a raccoglitori e un vecchio poster della regione Emilia-Romagna di trent’anni fa (purtroppo con una nomenclatura un po’ superata), quest’anno vi è un opuscolo dal titolo “Funghi che passione” a cui ha collaborato il nostro Gruppo.

Dopo una breve presentazione con una panoramica dei  funghi interessanti durante tutto l’arco dell’anno ed una succinta storia del nostro Gruppo, si entra nel vivo del discorso funghi.

In un primo capitolo “Cosa sono i funghi” con parole semplici si parla della importanza dei funghi nella economia della natura e del loro ciclo di riproduzione; segue un capitolo in cui si tenta di dare importanti consigli a chi si ripropone di diventare raccoglitore (riportando anche alcuni articoli della legge regionale); il terzo capitolo “parliamo di funghi” riporta la terminologia più comune che i volumi divulgativi sui funghi usano nelle loro descrizioni, riportando anche immagini dimostrative (qui, purtroppo, un refuso tipografico ha inserito a pag. 7 un immagine errata).

 

Immagine errata

 

Immagine giusta

 

Il successivo capitolo “Funghi a confronto” è certamente il più importante, in esso infatti si mettano a raffronto funghi commestibili tra i più ricercati, riportando anche il nome dialettale locale, con i loro sosia mortali, velenosi o comunque non commestibili, che sono spesso la causa dei più comuni errori dei raccoglitori (anche dopo anni di esperienza).

Le ultime pagine sono dedicate alla cucina dei funghi e riportano alcune ricette sperimentate e abbastanza apprezzate.

Complessivamente ritengo che l’iniziativa sia valida e possa negli anni consolidarsi e fornire un servizio di buon livello ai raccoglitori sia già con una certa esperienza, che alle prime armi.

 

I 4 porcini e il loro “cugino” amaro

sopra: Boletus edulis Bull.: Fr. (Cunsèla; Fónz nome dialettale di Ligonchio) buon commestibile

 

sopra: Boletus pinophilus Pilat & Dermek (Cunsèla; Fónz nome dialettale di Ligonchio) commestibile

 

al centro: Tylopilus felleus (Bull.: Fr.) P. Karst. non commestibile (amarissimo)

 

sotto: Boletus aestivalis Paulet: Fr. (Fiuròun, Cunsèla; Fónz nome dialettale di Ligonchio) ottimo commestibile

sotto: Boletus aereus Bull.: Fr. (Cunsèla mora, Cunsèla; Fónz nome dialettale di Ligonchio) ottimo commestibile

(foto d’archivio)

 

Indirizzo dell’autore:

Ulderico Bonazzi

Via Verdi 2

 

 

42030 Regnano di Viano

e-mail: u0522858177@libero.it

 

I LIBRI PUBBLICATI DA NOI O DAI NOSTRI SOCI

L'opera è il punto di arrivo di due micologi formatisi all'interno dell'A.M.B., A. Montecchi e M. Sarasini , con personalità molto diverse ma entrambi dediti da numerosi anni allo studio dei funghi ipogei.

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Italia e Estero: Soci , € 50,00 più spese di spedizione (€ 2 Ita. - € 10 Est.) Italia

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Ai soci del Gruppo "R. Franchi" e quanti ne ordinino almeno 10 copie

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Il volume rilegato di 528 pag. contiene 290 fotocolor e 343 micrografie eseguiti dagli Autori, 21 tavole a colori eseguite da E. Rebaudengo e F. Boccardo. Chiavi di determinazione in inlese, italiano, francese e tedesco.
Prezzo 56,00 Euro.

I volumi del "Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino" corredati o no da un CD contenente anche i primi aggiornamenti rispetto la stampa sono disponibili presso il nostro Gruppo (Gruppo Micologico e Naturalistico "R. Franchi" Via Amendola 2 42100 Reggio E.- e-mail: gr.mic.nat@comune.re.it  alle seguenti condizioni:

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UMBERTO MONTI: DA SAN PELLEGRINO ALLA TOMBA DEL PASCOLI

Lo studioso e poeta U. Monti era nato a Cervarolo, nell’alto Appennino reggiano, ai confini con la Garfagnana, il 26 gennaio 1882. La sua casa si può vedere ancora oggi, vicino al borgo, in località Case Pellati. Lo scrittore rimase ben presto orfano di entrambi i genitori e per questo motivo, si vide costretto a lasciare il suo paese e la sua regione. L’aiuto di alcuni benefattori gli offrì 1’opportunità di proseguire gli studi tanto che riuscì a laurearsi in lettere nel 1907 discutendo la tesi sulla "Poesia cristiana latina". In seguito ricoprì l'incarico di Rettore di Biblioteca per quaranta anni in numerose città italiane fino alla Universitaria di Genova. Ci restano di lui trecento titoli che trattano di storia della letteratura, poesia, narrativa, arte, recensione critica, cronaca giornalistica. La sua esperienza poetica può essere messa in relazione con quella di grandi poeti tra cui Giovanni Pascoli. E’proprio a questo grande scrittore che fanno riferimento sia la prima raccolta di versi "Canzoniere minuto", pubblicata nel 1911, che la sua opera lirica più importante "Tra il Dolo e I’Ozola" che fu stampata a Reggio, per 1’Editrice "Poesia d’Italia", molto più tardi nell’anno 1932. In essa è esposta la storia della nostra montagna e sono presentati i nostri monti più suggestivi (nelle liriche "Al Cusna", "Al Ventasso ", "A Valestra"). Nello stesso anno 1932 fu dato alle stampe il suo romanzo più importante "II nido nell’erba" che ripercorre la storia della sua famiglia. Nei componimenti di Umberto Monti spiccano gli aspetti usuali della vita quotidiana, sentimenti e affetti semplici e familiari, sensazioni che si fondono con le immagini del paesaggio. Tra le sue liriche toccante è "Congedo", una sorta di testamento spirituale. Lo scrittore morì ne11’anno 1968. Nel testo di questo importante scrittore reggiano, che propongo a11'attenzione del lettore, 1’autore racconta una sua escursione dal Santuario di San Pellegrino alla tomba del Pascoli, nell’eremo di Caprona, sopra Castelvecchio. Egli attraversa suggestive località e gode della vista di montagne incantevoli (i vari dossi della Cunetta, il monte Spicchio, il Rondinaio, la Femmina Morta...)

La narrazione, piacevole e coinvolgente, fa comprendere il grande amore del Monti per le affascinanti bellezze dell’area montana. In particolare riporterò 1’incipit dello scritto e altri passi significativi. L’opuscolo è un estratto della Biblioteca della "Giovane Montagna” n. 67 ed è stato stampato a Parma ne1 1929 (Stamperia Bodoniana). Questo il testo:

 “Da molto tempo desideravo visitare la tomba de1 Pascoli, ne11’eremo di Caprona sopra Castelvecchio, ma volevo scendervi da San Pellegrino, con 1’anima piena delle pure fragranze del nostro Appennino. Finalmente potei realizzare il mio sogno (7 agosto 1928) […].

Partii dal Santuario di buon mattino e presi il viottolo che conduce al "Giro del diavolo". Il vento della notte aveva purificato 1’atmosfera, sicché 1’occhio coglieva beato le linee dei contorni, passava con gioia dai picchi ai valloni, dai pascoli alle foreste, dalle radure dell’Alpe ai bianchi paesi, bassi e lontani. La natura era avvolta da un fascino strano, tutto mi pareva più bello, più gaio. più vivace del solito; lo stormire delle fronde e il canto degli uccelli conteneva un’armonia prima ignorata; riflesso forse della musica che sentivo nell’anima, forse plauso delle creature all’omaggio ch’io stavo per fare al poeta della natura e dei sentimenti alti e gentili […]. Passo, con leggerezza di sogno, i vari dossi della Cimetta, volo per il crinale, su1 sentiero soffice di muschio, tra le ombre1le dei faggi, tra cui filtrano, morbida carezza, i primi raggi del sole. Oh andare sempre così, con 1’anima vibrante, portata dall’ali de1 sogno e della poesia! A1 monte Spicchio alcune sentinelle mi richiamano alla realtà. La strada del crinale è interdetta, perché in basso, nel vallone di Sat’Anna, i fanti de1 21° Reggimento si esercitano ai tiri […]. Dopo monte Albano ogni pericolo è cessato, e si può tornare su1 crinale, ma per poco, perchè i1 sentiero, circuendo la vetta di M. Romecchio, s’inoltra tra folti cespugli di faggio. Man mano che mi avvicino al Saltello e al bacino della Corsonna aumenta 1’emozione e la voglia di correre. I1 M. Giovo allarga là in faccia il suo ampio seno di pietra, alzando 1a pavida fronte, quasi per invitarmi. Non forse lì sotto si celano, fresche e smeraldine. le acque del Lago Santo? Laghi, fontane, picchi scoscesi de1 Rondinaio e della Femmina Morta che lontani ammiccate sotto il sole che v’investe in una pienezza di luce, oggi la vita e la gioia di quest’anima non sono per voi, ma per il poeta che bene conobbe i vostri segreti […]. Nel nome del Pascoli si concentra un poema d'infinite gradazioni; 1’universo lentamente spiega le miriadi delle sue facce, fa udire le sue voci che salgono dall'immensità del tempo e dello spazio; alberi, fronde, fiori stendono le braccia, aprono le corolle, fanno udire la voce di un secolo, di un anno, di un giorno e la loro voce si fa parola, si fa turbamento; sulle iridi variopinte dei fiori si vede brillare una goccia, è una lacrima, quella che cade dall'occhio dell'uomo commosso dinanzi a tanta bellezza". Lo scrittore giunge ad un passo importante: il valico del Saltello attraverso il quale tanta storia è passata:

“E sono al Saltello, località famosa. Da secoli e secoli Borghigiani e Lombardi passano questo valico sotto i ruvidi stracci del taglialegna, del carbonaio, dell’emigrante; episodi di dolore, di fortezza, di eroismo s'intrecciano intorno a questo nome, come una corona di gloria. Nessuna traccia dell'antico ospizio che era dedicato a San Bartolomeo. Verso l’Emilia il bianco nastro della via di Sant'Anna è scomparso; siamo sopra al vallone del Sassorso che lancia le sue sorgenti, come le dita di un polipo, alla ricerca delle vette, che si assottigliano, che s’innalzano per sfuggire a questa ricerca. Un vallone immenso si stende fino alla Nuda, tutto rivestito di faggi. Verso la Toscana torrenti e crinali hanno un andamento più regolare; ma come sono lontani i paesi! La canicola incombe su questo mondo di foreste e rende in basso stridule le cicale e in alto fa scoppiare i piccoli baccelli delle ginestre. Ancora una tappa, ed eccomi al Colle ampio delle Vacche, tutto sparso di pietre che danno immagine di un’antica strada lastricata. Chi prosegue per vetta va incontro al tratto più emozionante della gita al Lago Santo; ma io devo abbandonare le vette. Un’occhiata ancora, lunga e appassionata, e discendo." L’autore prosegue: "Una discesa alla tomba del Pascoli è un’ascesa alle più pure altezze, dove i valori spirituali sono nella loro giusta luce, e la bellezza unita con la bontà è veramente scala per ascendere alla Verità suprema, a Dio. Per un istante, sotto 1’incantesimo del verso pascoliano, guardo intorno a me, se mai, dalla Pania della Croce al M. Giovo appaia un volo di aquile nel ciclo di bronzo brunito." Allo sguardo dello scrittore, nella discesa, si presentano panorami selvaggi, egli gode del profumo di delicati fiori e il suo occhio "si riposa sulle selve".

"E discendo. La strada, una mulattiera molto frequentata, segue il costone che divide le valli del Ceserana e della Corsonna, aprendo ora sull’uno ora sull’altro versante magnifici selvaggi panorami. In alto si possono osservare le scanalature che s’arrampicano per le falde della Cima dell’Orno, sgretolandone qua e là le rocce, poi sprofondando tra 1’ombra di boschi e di rupi, ricercandosi, confondendo finalmente le acque e i nomi. per formare una vita, un nome solo: Corsonna. La via è tutta a zig zag. tra la macchia che riscoppia densa su le tagliate di un tempo, tra piazzuole dove già arsero le carbonaie; i cespugli aridi strepitano, scossi dalle lucertole in fuga, le carline luccicano nella loro corona d’argento fra le tignamiche e le ginestre, che profumano 1’aria; altri fiorellini occhieggiano, bianchi e rosei, creature graziose e smarrite ohe ai primi freddi piegheranno lo stelo e cadranno.

E’caldo, ma 1’occhio si riposa sulle selve. E. selva dappertutto, quassù, fin dove lo sguardo può arrivare.. Il Monti giunge, poi, a una sella da cui sale al monte Uccelliera. Da questa cima può godere di una vista unica sulle Apuane e sulle valli circostanti ed è in grado di contemplare dall’alto tanti paesi che biancheggiano in lontananza:

“..... Giungo a una sella stretta e dirupata tanto sul versante della Corsonna quanto su quello del Ceserana. L’orrido mi avvolge per un istante, mi abbacina sotto il riflesso solare. Poi salgo. La salita è faticosa, sotto i1 sole che brucia la schiena,. Sopra il pietrame mobile che sfugge sotto i piedi. E’il monte Uccelliara (m. 1274), Noi italiani siamo tanto ricchi di bellezze naturali che non è da meravigliarsi troppo se qualcuna di queste ci sfugge. Certo si è che dall’Uccelliara si gode un panorama unico per la Garfagnana. La sua vicinanza al Serchio permette di vedere meglio la catena delle Apuane e la sua altitudine ci fa dominare.le valli circostanti … Quanti paesi biancheggiano in lontananza. Mi provo a contare: Castiglione, Villa Collemandina, Chiozza, Sassorosso. Corfino. Questo verso ponente. In faccia poi puoi contarli tutti? Ce ne sono in tutte le posizioni, sui cocuzzoli dei monti, sui declivi, lungo il fiume. Contemplo a lungo Palleroso che spicca sopra un colletto in un ansa del Serchio, e scorgo Cascio, Eglio, Sassi, Calomini, Vergemoli, Trassilico. Tanti picchi, tanti paesi." Un confronto tra la civiltà del passato e quella presente:

“Com’erano poeti i nostri antichi!

Essi costruivano i loro bianchi nidi in alto, tra il verde e il sole; noi invece, figli di una civiltà che pur si dice amica dei monti, non troviamo di meglio per fabbricare che la polvere e la nebbia del piano." Lo scrittore contempla nuovi paesaggi: la valle del Serchio è sotto di lui e luccicano le acque di un lago:

“E tutti i monti sembrano allineati per una rivista, e le valli sembrano disposte per una consegna: rallegrare gli occhi del viaggiatore. Vedo San Pellegrino, donde sono partito, e un lembo della via delle Radici, presso Terrarossa. E dovunque io mi volga il miracolo si rinnova fino alla conca dei Bagni di Lucca. La valle del Serchio in un fervore di opere si distende di sotto; luccicano le acque del lago di Pentecosi, nereggiano i tubi delle condotte forzate di Casteinuovo e di Gallicano; una striscia di fumo sale dalla valle e incappuccia i castagni, è la vaporiera; mentre i solchi bianchi sulle Apuane rivelano la nuova lavorazione del marmo, fonte di ricchezza per la bella Garfagnana.”

Nuove meraviglie si presentano all'occhio stupito del viaggiatore che, dopo sei ore di cammino, giunge dove la campagna "si fa più domestica": "[…]. Ma le meraviglie non sono cessate. Quei costoni che sull'alto Appennino parevano così regolari, simmetrici, abbassandosi si sdoppiano, si frangiano, si arcuano, crando così protuberanze, valli e vallette su cui si agita la verde chioma delle selve e nuove sorgenti sgorgano e nuovi torrenti si formano per gioia delle popolazioni che vivono su quei dossi. Ma sono sei ore di cammino; ormai la campagna si fa più domestica, nell'aria passa un canto di gallo; c'è una casa nuova, con un pergolato di vigna sulla facciata, a cui seguono altre case, poi vigne a filari, un bucato disteso sulle siepi, bimbi sudici e belli sulla via che affondano i dentini nella polpa fresca di grossissime prugne. Sono a Sommacolonia." Il Monti, proseguendo nel suo percorso, dopo aver scorto Tiglio, è in vista di Barga:

"[…] Più in basso, in un fertilissimo ripiano, sorge Barga colla torre dell'Arrengo, in alto, col pulpito senza rivali nel duomo ducentesco, Barga dai bei portali e dalle terrecotte robbiane. Questa sera andrò tra le sue mura annerite a raccogliere in pace il mio sogno errante." La commozione sopraggiunge quando il poeta arriva al piccolo colle, dimora del Pascoli:

 " […] Il paesaggio pascoliano mi riempie di commozione. In faccia vedo il monte Forato, e il monte Gragno, che sotto la caldura non può dirsi davvero "molle di velluto". Lascio la mulattiera e scendo per scorciatoie, ripide e spinose, odorate di menta silvestre, tra vigne e oliveti e frumentoni, ahimè! riarsi dalla torrida estate. Arrivo sulla strada rotabile, faccio due svolte ed ecco là sur un 'colletto quella che fu, ed è ancora, la dimora del poeta, e più in basso il campaniletto di San Nicolò […]. E pieno di emozione salgo il sacro colle, come pellegrino che finalmente è giunto al santuario della sua fede e può sciogliere il voto del suo cuore ardente in una luce di bontà, in un palpito di amore."

 

San Pellegrino all’Alpe

 

 

Tomba di Giovanni Pascoli

Monte Uccelliera

 

Indirizzo dell’autore

Giacomo Borgatti

Via Mirabello 4

42100 Reggio E.

 

 

 

 

 

FRUTTA ANTICA

7° Contributo

 

Dopo alcuni lustri di ricerca sulla frutta antica, compiute in prevalenza sui territori provinciali di Parma e Reggio E. nei quali si è potuto censire tra pere e mele un centinaio di varietà, ci siamo detti che forse restava ben poco da scoprire.

Con nostra sorpresa, nell’ultimo semestre del 2007, ci è stato invece possibile osservare altre due varietà: una pera e una mela interessanti,con caratteri differenzianti molto forti quali la loro morfologia e qualità organolettica, che le separano nettamente da tutte quelle a noi note.

 Poiché anche per queste varietà non ci è stato possibile sapere dalle popolazioni locali con quale nome erano note in passato, riteniamo sia corretto identificarle con il nome delle località nelle quali sono state rinvenute, citando doverosamente il nome dello scopritore.

Con questo nostro contributo vogliamo proporre – oltre alle due varietà di cui sopra – altre diverse entità di frutta spontanea presenti sul nostro territorio.

 

PERA DELLE GARRAPINE

 

Come sopra accennato, questa varietà di pera estiva è stata individuata dagli autori nella località “Le Garrapine” posta nelle vicinanze di Chiozza di Scandiano (RE). Si tratta di una pianta di un centinaio di anni ca., che mostra ben evidente il segno dell’innesto posto a ca. un metro dalla base con portamento elegante e che si sviluppa per un’altezza di oltre 10 metri. Produce frutti della dimensione di 4-5 cm. che assumono il colore giallo rosato a piena maturazione, indicativamente nella terza decade di agosto. Come molte altre varietà di pere estive anche la Pera della Garrapine non è adatta alla sua conservazione in quanto appena raggiunta la maturazione tende rapidamente alla marcescenza.

La polpa è molto succosa, con presenza di granuli fastidiosi al palato, dal sapore dolciastro e gradevole. L’utilizzo di questo frutto – per quanto potuto apprendere dai residenti nella zona – era quello di farne marmellate (i “savour”) oppure di essiccarne i pezzi dopo averlo tagliato in quattro parti (per ottenere le “flèppe” o “sciapèle da consumarsi nel corso dell’inverno).

 

MELA DI PANTANO

 

La pianta che presentiamo è stata individuata da un nostro socio del Gruppo Micologico “R. Franchi”, Giancarlo Sassi (detto Caio) di Pantano, in un campo posto nelle vicinanze dei Viali di Pantano in Comune di Carpineti (RE) ad un’altitudine di ca. 600 m. slm.. Si tratta di albero con anzianità di ca. 60 anni ancora in piena vigoria nonostante non venga più potato e curato. E’ una pianta che si è salvata dalla estirpazione per consentire il lavoro dei terreni con i mezzi agricoli in quanto posto ai margini del campo.

La mela in esame si presenta con le seguenti caratteristiche: diametro 7-9 cm. ed un’ altezza di 5-6 cm. quindi un frutto di dimensioni notevoli ed elevato peso specifico; buccia liscia con leggera ticchiolatura dal colore verdastro che assume le tonalità giallo rosato, tendente quasi al rosso nelle parti più esposte alla luce del sole, come d’altro canto avviene per diverse varietà di frutta; polpa compatta, anche a completa maturazione, leggermente acidula ma dal gusto piacevole; periodo di maturazione oltre la metà di ottobre con durata in fruttaio sino a marzo inoltrato mantenendo inalterate le sue qualità.

Le predette caratteristiche rendono questo frutto molto interessante e quindi è auspicabile una sua diffusione a mezzo di innesti per evitare la sua scomparsa. Riteniamo che questa varietà rientri nella grande famiglia delle mele “rosa”.

Sorbus domestica L.

Prugna carletta

Pere delle Garrapine

Mela di Pantano

PRUGNA CARLETTA

 

Questa varietà di prugna è molto diffusa nella zona collinare della Provincia di Reggio Emilia ed è presente sino ad un altitudine di 1000 m. slm.. La pianta, che sorge spontanea e si riproduce per seme, veniva utilizzata per creare siepi lungo le carraie dove passavano i greggi per evitare che sconfinassero nei campi circostanti. E’ ancora facile trovare la presenza di questa pianta nelle scarpate e nelle zone incolte dove essa trova l’habitat più favorevole.

Diciamo subito che una delle caratteristiche di questo varietà di prugna è quella di mantenere costante nel tempo le proprie qualità organolettiche e morfologiche a differenza di quanto avviene, per esempio, nel gruppo dei mirabolani (“cagnèt”).

Frutto con dimensioni di 3 X 1,5 cm. di forma elissoide con punta più o meno evidente, dal colore verde che diventa giallo oro a piena maturazione. Polpa molto succosa di sapore acidulo, che sparisce e diventa dolciastra e gustosa al palato a completa maturazione. La sua diffusione è legata anche al fatto che questo frutto veniva utilizzato per la produzione di marmellata da impiegare nella preparazione del ripieno dei tortellini dolci con l’aggiunta della farina di castagna, dolce tipico delle feste natalizie della nostra montagna.

 

SORBUS DOMESTICA L. 1753 ( CARBĖLA)

 

A differenza delle tre varietà di frutta sopra descritte, ci troviamo di fronte ad una specie arborea ben definita che si riproduce per seme ed ancora diffusa nei boschi sia collinari che montani.

I nostri antenati avevano individuato nel legno di questa pianta le caratteristiche più adatte per la costruzione di vari utensili ed attrezzi impiegati nel lavoro dei campi. Il suo legno infatti ha un elevato peso specifico e principalmente una durezza tale da poter essere impiegato nella costruzione delle mazze per battere sulle tagliole di ferro o dello stesso legno per spaccare i tronchi degli alberi abbattuti. Altro utilizzo era quello di farne i denti per i rastrelli od i pioli delle scale.

Per questi motivi tale specie di pianta veniva trapiantata nelle vicinanze delle case coloniche e possiamo ancora oggi ammirare dei veri patriarchi con oltre i duecento ani di vita, uno di questi in località Carniana di Villaminozzo (RE).

I frutti di questa pianta, che risultano immangiabili da acerbi per la loro elevata acredine, diventano gradevoli al palato quando raggiungono la piena maturazione, dopo aver assunto il tipico colore marrone ed essere divenuti molli al tatto. Il sapore della polpa è dolciastro e confondibile con quello di altre specie spontanee quali il nespolo (Mespilus germanica).

 

 

 

 

 

 

Patriarca di Sorbus domestica

 

 

Patriarca di pera delle Garrapine

 

Indirizzi degli Autori

Elia Canovi

Via Gorizia, 42

42100 Reggio Emilia RE

ecanovi@tin.it

Amer Montecchi

Via A. Diaz, 11

42019 Scandiano RE

monteivan@libero.it

Gualberto Valentini

Via dell’Eco,15

42019 Scandiano RE

berto.valentini@virgilio.it

 

 

 

ERBE E BACCHE

DEL NOSTRO APPENNINO

 

12° Contributo

 

Verranno presentate le seguenti entità: Bupleurum rotundifolium L. e Geranium macrorrhizum L. che rivestono particolare interesse per il loro rinvenimento a distanza di parecchi anni.

 

Bupleurum rotundifolium L. (Bupleuro perfogliato)

 

Segnalata diversi anni or sono (1944) per la nostra Provincia e non più trovata, questa pianta è stata rinvenuta da G. Branchetti e G. Valentini il giorno 24.05.2008 in località Rontano, Comune di Castellarano, ad un’altitudine di 450 m. slm. ca..

 

 

Geranium macrorrhizum L.(Geranio crestato)

 

Entità nota soltanto per il territorio parmense riferito alla nostra Regione (Lago Ballano).

In seguito al ritrovamento di una diapositiva del compianto Lauro Bertani, recentemente scomparso, con la dicitura “Torrente Liocca”, nel 2003 G. Branchetti e W. Morelli seguendo questa traccia rinvennero nella parte alta del Torrente Liocca una bella stazione di questa pianta.

Quest’anno, rivisitando la zona situata in Comune di Ramiseto, abbiamo rinvenuto una seconda stazione posta a ca. un kilometro più a valle della precedente ad un’altitudine di ca. 1300 slm.

 

N.B.: per le schede descrittive consultare la “Flora d’Italia” di Sandro Pignatti.

 

 

                                                                                                             

Bupleurum rotundifolium L. (Bupleuro perfogliato)

 

Bupleurum rotundifolium L. (particolare della fioritura)

Geranium macrorrhizum L. (Geranio crestato)

                                                          

Indirizzo degli Autori

 

Gualberto Valentini

Via dell’Eco, 15

42019 Scandiano RE

berto.valentini@virgilio.it

Amer Montecchi

Via: Diaz, 11

42019 Scandiano RE

monteivan@libero.it


CONVENZIONE TRA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA, COMUNITA’ MONTANA DELL’APPENNINO REGGIANO E PARCO NAZIONALE DELL’APPENNINO TOSCO-EMILIANO PER LA GESTIONE DELLA RACCOLTA DEI FUNGHI EPIGEI NEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA NELLE ANNUALITA’ 2008 E 2009.

Art . 1

Per l’applicazione della Legge Regionale 6/96, per gli anni 2008-2009, la Provincia e il Parco Nazionale, limitatamente al territorio della provincia di Reggio Emilia, si avvarranno della Comunità Montana per lo svolgimento delle funzioni operative relative a: predisposizione, distribuzione e rilascio dei tesserini, incasso  dei relativi proventi, rendicontazione ed ogni altro impegno connesso.

Art. 2

La raccolta viene effettuata con un tesserino unico, valido su tutto il territorio Provinciale, ivi compresi i territori del Demanio forestale regionale, dei Consorzi Forestali costituiti ai sensi dell’art. 8 della L.R. 4 settembre 1981 n. 30 e delle proprietà collettive degli Usi Civici legalmente riconosciute, se non espressamente inseriti nelle aree a raccolta a fini economici di cui alla lettera a) comma 1 dell’art. 9 della L.R. 6/96; è tuttavia previsto un apposito tesserino semestrale per la raccolta limitata al territorio provinciale non montano e un apposito tesserino “GIORNALIERO” per la raccolta dei funghi epigei nel solo territorio dei soggetti convenzionati ai sensi del successivo articolo 10.

Art. 3

Per gli anni 2008-2009, le tipologie dei tesserini validi sul territorio provinciale sono le seguenti:

1)       tesserini gratuiti, a scadenza 31 dicembre 2009, per i residenti nei Comuni di Ramiseto, Collagna, Busana, Ligonchio e Villa Minozzo avente validità sul territorio dei cinque comuni;

2)       tesserini gratuiti, a scadenza 31 dicembre 2009, validi per i residenti negli altri 8 Comuni della Comunità Montana, aventi validità sul territorio comunale di residenza;

3)       tesserino di riconoscimento per i proprietari, affittuari e conduttori a qualunque titolo di fondi con validità limitata al terreno di proprietà,

4)       tesserini a pagamento, a scadenza annuale, validi per i residenti negli altri 8 Comuni della Comunità Montana;

5)       tesserino unico semestrale a pagamento valido per la raccolta nel territorio provinciale non montano;

6)       tesserini a pagamento validi su tutto il territorio provinciale per i seguenti periodi:

- giornaliero;

- settimanale;

- mensile;

- semestrale;

7)         tesserini per i turisti e villeggianti nei Comuni di Ramiseto, Collagna, Busana, Ligonchio e Villa Minozzo (di seguito nominati del crinale), validi nell’ambito dei 5 Comuni stessi limitatamente ai giorni di permanenza, per i seguenti periodi:

- giornaliero;

- settimanale;

- mensile;

- semestrale;

Nell’applicazione della seguente convenzione si definiscono turisti e villeggianti:

-          i possessori di case o appartamenti nei comuni del crinale;

-          gli affittuari di case o appartamenti ricadenti nel territorio dei comuni del crinale per un periodo di almeno 15 giorni;

-          gli ospiti di strutture ricettive (Alberghi, Hotel, Ostelli, Rifugi, B&B, Bungalow, ecc.) ricadenti nei comuni dell’alto crinale per almeno 7 giorni consecutivi;

-          i titolari di piazzole di campeggio ricadenti nei comuni dell’alto crinale per almeno 7 giorni consecutivi.

8)         tesserino giornaliero per i residenti nei comuni della Comunità Montana non ricompresi tra quelli del crinale, validi su tutto il territorio provinciale;

9)        tesserino giornaliero per la raccolta dei funghi epigei nei soli territori dei soggetti convenzionati di cui al successivo art.10.

Art. 4

Per ognuno degli anni 2008 e 2009 il numero massimo dei tesserini da rilasciarsi, distinti per tipologia, è così determinato:

-          tesserini gratuiti per i residenti nei  5 Comuni di alto crinale: n.9.000

-          tesserini gratuiti per i residenti negli altri 8 Comuni montani:  n.20.000

-          tesserini gratuiti per i proprietari  di terreni nel territorio reggiano del Parco nazionale: n.6.000

-          tesserino annuale per i residenti negli altri 8 Comuni montani: n.6.000

-          tesserino giornaliero per i residenti negli altri 8 Comuni montani: n.8.000

-          tesserino semestrale per la raccolta nel territorio non montano: n.5.000                                           .                                               

-          tesserini validi su tutto il territorio provinciale:

giornaliero n.18.000

settimanale n.2.000

mensile n.2.000

semestrale n.4.500                                                                                                                            

-     tesserini per turisti e villeggianti nei 5 comuni del crinale:

giornaliero n.5000

settimanale n.1500

mensile n.1500

semestrale n.2.000

-          tesserino giornaliero per la raccolta dei funghi epigei nei soli territori

dei soggetti convenzionati di cui al successivo art.10: n.10.000

Art. 5

I costi del rilascio dei tesserini sono così determinati:

-   tesserino per i residenti nei 5 comuni del crinale (valido per tutto il territorio dei 5 comuni del crinale, compreso quello dei soggetti convenzionati di cui all'art. 10): gratuito

-          tesserini per i residenti negli altri 8 comuni della Comunità Montana (valido sul territorio del Comune di residenza) gratuito

-          tesserino di riconoscimento “r” per i proprietari, affittuari e conduttori a qualunque titolo di fondi con validità limitata al terreno di proprietà gratuito

-     tesserini per i residenti negli altri 8 Comuni montani: € 20,00

giornaliero valido nel territorio provinciale, escluso il territorio dei sogetti convenzionati di cui all'art. 10: €  5,00

·          annuale valido su tutto il territorio provinciale

-   tesserino unico semestrale per la raccolta nel territorio non montano: € 8,00                

-    tesserini validi su tutto il territorio provinciale:

giornaliero valido nel territorio provinciale, escluso il territorio dei soggetti convenzionati di cui all'art. 10, per soggetti non residenti nei Comuni della Comunità Montana: €    7,50

giornaliero valido nei soli territori dei Consorzi convenzionati, per soggetti non residenti nei Comuni della Comunità Montana: €    7,50

·          settimanale €   15,00

·          mensile €   46,00

·          semestrale €   77,00

-  tesserini per turisti e villeggianti nel territorio dei cinque comuni di alto crinale:

giornaliero valido nel territorio dei cinque comuni del crinale, escluso il territorio dei soggetti convenzionati di cui all'art. 10: €     3,50

tesserini di durata superiore: 50% del costo dei tesserini validi su    tutto il territorio provinciale.

Art. 6

I tesserini gratuiti per i residenti nei 5 Comuni del crinale (con validità sul territorio dei 5 comuni), i tesserini gratuiti per i residenti negli altri 8 comuni della Comunità Montana (con validità sul territorio del comune di residenza) nonché i tesserini gratuiti per i proprietari dei terreni ricadenti nel Parco Nazionale e nell’ex parco e pre parco del Gigante di cui all’art. 5, rilasciati nell’anno 2007, hanno validità fino a tutto il 2009 se accompagnati da un documento di riconoscimento e qualora non siano mutate le condizioni soggettive che ne hanno determinato il rilascio.

I tesserini gratuiti verranno rilasciati dall’ente preposto avvalendosi della collaborazione degli Enti pubblici territorialmente interessati.

Art. 7

Il rilascio dei tesserini non gratuiti verrà effettuato dall’ente preposto, in conformità a quanto previsto dall’art. 4 – comma 2 – della richiamata L.R. n. 6/96, avvalendosi della collaborazione degli Enti pubblici e, previa stipula di apposita convenzione, dei pubblici esercizi operanti nel territorio provinciale.

Art. 8

Con separato accordo verranno definiti criteri, modalità e percentuali del riparto del ricavato dei tesserini tra gli enti sottoscrittori.

La Comunità Montana si impegna a destinare parte del proprio ricavato, al netto degli oneri eventualmente sostenuti e secondo i criteri definiti al successivo articolo 10, a favore degli Usi Civici ed eventualmente del Demanio forestale regionale qualora non si siano riservati la raccolta a fini economici di cui al successivo articolo n. 9 e secondo quanto disposto al comma 1 dell’Art. 11 della L.R. 6/96 ovvero qualora non siano parte del territorio di Consorzi Forestali legalmente costituiti, in attuazione di quanto previsto dagli art. 9, comma 5 e art. 11, comma 2, della L.R. 6/96 di cui al successivo articolo 10.

Gli Enti sottoscrittori si impegnano a destinare le quote di rispettiva competenza al finanziamento di iniziative di ricerca scientifica, di educazione ambientale e di divulgazione, alle manutenzioni e arredo dei sentieri e aree di sosta e ad altri interventi di recupero ambientale sul territorio.

Art. 9

I Consorzi Forestali costituiti ai sensi dell’art. 8 della L.R. 4 settembre 1981, n. 30, le cooperative agricole nonché le proprietà collettive soggette ad Uso Civico legalmente riconosciuto debbono, qualora intendano riservarsi la raccolta esclusiva a fini economici sui propri territori senza limitazioni né quantitative né temporali, farne espressa richiesta alla Comunità Montana. Tale richiesta, per essere accolta, dovrà essere  corredata da un sufficientemente dettagliato piano di conduzione silvocolturale dei propri terreni allo scopo di garantire il mantenimento delle condizioni di equilibrio morfologico e idrologico nonché la capacità di autorigenerazione dell’ecosistema. I fondi dei soggetti collettivi in cui si intende riservare la raccolta ai soli aventi diritto dovranno essere resi riconoscibili da apposita tabellazione. Le tabelle dovranno essere conformi allo specifico modello regionale.

Art. 10

I soggetti di cui al precedente articolo che intendono, invece, consentire la raccolta dei funghi epigei nel proprio territorio anche a quanti risultano in possesso di un tesserino autorizzatorio rilasciato dagli Enti competenti, possono stipulare apposite convenzioni con la Comunità Montana con le quali riconoscono la validità dei tesserini autorizzatori elencati al precedente Articolo 3, delle condizioni e delle modalità di raccolta in termini quantitativi e temporali valide per la restante parte del territorio.

La Comunità Montana si impegna  a ripartire il ricavato dei tesserini, al netto degli oneri sostenuti per la gestione operativa ed opportunamente rendicontati, nella misura percentuale fissata nelle convenzioni di cui al presente articolo tenendo in considerazione sia l’estensione e le caratteristiche geomorfologiche e vegetazionali delle aree interessate sia il grado di pressione antropica esercitato dai raccoglitori e l’indice di produttività fungina.

Art. 11

Per i proprietari di terreni ricompresi all'interno del perimetro del Parco nazionale ricadente in provincia di Reggio Emilia,  come risulta dalla cartografia definita nei Fogli IGM 1:50.000 allegati al D.P.R. 21 Maggio 2001, nonché di quelli  ricadenti nel perimetro dell’ex pre parco e parco regionale del Gigante, l'autorizzazione alla raccolta è  gratuita ed ha validità sul territorio dei cinque comuni del crinale.

L'autorizzazione per i proprietari di cui al comma 1 è equiparata all'autorizzazione dei residenti nei Comuni del crinale in quanto a giornate di validità di raccolta e quantitativi.

La raccolta è pertanto consentita nei giorni di martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica come previsto all'art. 13, e la quantità massima giornaliera a persona è di 5 kg, come previsto all'art. 12.

Art. 12

La quantità massima della raccolta giornaliera nel territorio provinciale viene fissata in kg. 3, di cui non più di 1 kg. della specie Amanita caesarea (Ovulo buono) e Calocybe gambosa (Prugnolo); se la raccolta consiste in un unico esemplare o in un solo cespo di funghi concresciuti detto limite può essere superato.

La quantità massima della raccolta giornaliera nel territorio montano, fatti salvi i limiti per le specie sopra richiamate, viene fissata in  kg. 5 per i soli residenti nei comuni del territorio montano.

Art. 13

La raccolta è consentita nel territorio provinciale nei giorni di martedì, giovedì, sabato e domenica, nelle ore diurne, da un’ora prima della levata del sole ad un ora dopo il tramonto del sole, fatte salve le agevolazioni di cui all’art. 5 comma 4 e all’art. 10 della L.R. n. 6/96. Nel territorio montano la raccolta è consentita ai soli residenti anche nel giorno di mercoledì.

Art.14

L’ente preposto provvederà al rilascio gratuito del tesserino di riconoscimento previsto dall’art. 10 della L.R. n. 6/96, a favore dei soggetti indicati in tale norma.

Art.15

Gli Enti sottoscrittori, di concerto, potranno individuare sul proprio territorio le aree osservatorio secondo quanto disposto al comma 2 dell’art. 9 della L.R. n. 6/96.

Gli Enti sottoscrittori si impegnano, inoltre, a dare massima attuazione, in merito agli indirizzi e ai programmi applicativi delle funzioni delegate, alle necessarie consultazioni delle organizzazioni sindacali e professionali maggiormente rappresentative e delle associazioni ambientalistiche, naturalistiche e micologiche, come previsto dal comma 5, art. 3, della L.R. 6/96.

Art. 16

La vigilanza per l’applicazione della L.R. 6/96 e della presente convenzione è effettuata dal personale individuato dall’art. 21 della predetta Legge e dal personale del C.T.A. del Parco nazionale per il territorio di competenza.

In particolare la Provincia si impegna a impiegare il proprio personale di vigilanza in tutto il territorio provinciale attraverso i programmi definiti tra i dirigenti dei servizi degli Enti sottoscrittori.

Art. 17

La presente Convenzione ha validità fino al 31/12/2009.

Per quanto non espressamente stabilito dalla presente convenzione si rimanda alle disposizioni della L.R. 6/96.


CALENDARIO DI MASSIMA DELLE ATTIVITA’ 2008/2009 DEL GRUPPO“R. FRANCHI” REGGIO E.

14  sett. 08

Mostra del Fungo alla “Festa del fungo” a Civago

20  sett. 08

Ore 15,30 “Alcuni tra i più comuni funghi commestibili e i loro sosia pericolosi” presso Centro Polivalente di Ramiseto

27-28 sett. 08

Mostra del Fungo presso la Mostra “Piante e Animali Perduti” a Guastalla (RE)

2- 5 ottobre 08

XIII Seminario Internazionale sui funghi epigei sul tema “Russulales e Boletales  a Busana

11-12 ott 08

VII Giornata Nazionale della Micologia con XXXIII Mostra  Reggiana del Fungo e XV Mostra delle Erbe e Bacche presso la ”Sala Contrattazioni” della Camera di Commercio al Centro Fiere di Mancasale (RE)

16-19 ott 08

I° Convegno internazionale di ricerca e studio nei  territori vittadiniani dell'Oltrepò Pavese" - .IX Seminario internazionale sui funghi ipogei Borgo Priolo (Pv) Agriturismo Torrazzetta

19 ott. 08

Mostra del Fungo a Baiso

25-27 ott  08

Mostra del Fungo presso la Fiera di S. Simone a Montecchio (RE)

1-2 nov. 08

Giornate micologiche – naturalistiche a Fola di Albinea

9  nov. 08

Mostra del Fungo presso la “Sagra del Tartufo” a Viano (RE);

16 nov. 08

Uscita didattica per raccolta funghi nel Querciolese (Viano - RE) con polentata finale presso la casa del Presidente Ulderico Bonazzi

dic. 08 (data da definire)

Bicchierata augurale di fine anno sociale (sede da definire)

26 gen. 09 / 31 maggio. 2009

Corso di micologia

Aprile (data da definire)

Uscita didattica per raccolta funghi

Maggio –giugno 09

Uscita didattica per raccolta funghi

sett. 09

Giornata di raccolta e studio; Mostra del Fungo presso la Mostra “Piante e Animali Perduti” a Guastalla (RE)

10-11 ott 09

VIII Giornata Nazionale della Micologia con XXXIV Mostra  Reggiana del Fungo e XV Mostra delle Erbe e Bacche presso la ”Sala Contrattazioni” della Camera di Commercio al Centro Fiere di Mancasale (RE)

ott. 09

Mostra del Fungo a Baiso; Mostra del Fungo presso la Fiera di S. Simone a Montecchio (RE): Mostra del Fungo a Rolo

nov. 09

Giornate micologiche – naturalistiche a Fola di Albinea e Mostra del Fungo; Mostra del Fungo presso la “Sagra del Tartufo” a Viano (RE); Uscita didattica per raccolta funghi nel Querciolese (Viano - RE) con polentata finale presso la casa del Presidente Ulderico Bonazzi

dic. 09

Bicchierata augurale di fine anno sociale (sede da definire)

26 gen. 08 / 1 giu. 09

Corso di micologia

Aprile (data da definire) 09

Uscita didattica per raccolta funghi

Maggio –giugno 09

Uscita didattica per raccolta funghi

sett. 09

Giornata di raccolta e studio; Mostra del Fungo presso la Mostra “Piante e Animali Perduti” a Guastalla (RE)

10-11 ott 09

VII Giornata Nazionale della Micologia con XXXIII Mostra  Reggiana del Fungo e XV Mostra delle Erbe e Bacche presso la ”Sala Contrattazioni” della Camera di Commercio al Centro Fiere di Mancatale (RE)

ott. 09

Mostra del Fungo a Baiso; Mostra del Fungo presso la Fiera di S. Simone a Montecchio (RE): Mostra del Fungo a Rolo

nov. 09

Giornate micologiche – naturalistiche a Fola di Albinea e Mostra del Fungo; Mostra del Fungo presso la “Sagra del Tartufo” a Viano (RE); Uscita didattica per raccolta funghi nel Querciolese (Viano - RE) con polentata finale presso la casa del Presidente Ulderico Bonazzi

dic. 09

Bicchierata augurale di fine anno sociale (sede da definire)

Inoltre sono previste una o due uscite didattiche per raccolta funghi fuori provincia, in data e località da definire. Si prevedono uno o più fine settimana di studi micologici, in data da definire, nei periodi più interessanti per la raccolta funghi. La sede del Gruppo “R. Franchi”, in Via Amendola 2 (presso ex Istituti Psichiatrici San Lazzaro) a Reggio Emilia, è aperta a tutti gli interessati ogni lunedì sera dalle 21,00 alle 23,00 (nei periodi di maggior raccolta anche il venerdì sera con gli stessi orari) per consulenze e dibattiti sui funghi.

Il presente calendario potrà subire variazioni in relazione all’andamento stagionale e ad impegni al momento non programmabili. Il Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” è a disposizione, nei limiti di tempo derivanti dagli impegni dei suoi esperti micologi, per altre iniziative da concordare con Associazioni ed Enti vari.

Il calendario aggiornato delle iniziative del Gruppo si trova all’indirizzo INTERNET:

 

http://space.comune.re.it/micologico

Il nostro indirizzo e-mail è:

 

 

gr.mic.nat@comune .re.it

 

 

 

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Quote sociali di iscrizione al Gruppo per il 2009 (immutate rispetto al 2008)

 

ITALIA

ESTERO

Soci

€ 25,00

€ 25,00 + € 4,00 (per spese postali)

Familiari

€ 1,60

€ 1,60

Soci Sostenitori

oltre € 30,00

 

 

Il versamento della quota potrà essere fatto direttamente in sede o sul c.c.p. N° 10550424 intestato a "Il Fungo" o sul c.c.b. 6793/I, intestato a Gruppo Micologico "R. Franchi", Agenzia 5, BIPOP CARIRE

I Gruppi, gli Enti, le Associazioni che siano interessate a ricevere regolarmente "Il Fungo" dovranno versare € 5,50 per rimborso spese postali. I soci di altri Gruppi A.M.B. potranno, in base allo statuto, divenire anche nostri soci, ricevendo in tal modo regolarmente le nostre pubblicazioni periodiche “IL FUNGO” e “IL FUNGO REGGIANO”, versando la quota di € 13,00  più,  se residenti all’estero,  € 4,00 per spese postali.  

Tutti i lunedì sera ore 21,00 la sede del Gruppo Micologico e Naturalistico "R. Franchi" Via Amendola 2 (presso ex Istituto Neuropsichiatrico S. Lazzaro) è aperta al pubblico per incontri, dibattiti e consulenza sui funghi.

 

Sosteneteci iscrivendovi al Gruppo Micologico e Naturalistico “R.Franchi” di Reggio Emilia (A.M.B.)

Per aumentare le disponibilità economica del Gruppo al fine di migliorare la sua capacità di iniziativa

il Direttivo invita tutti a farsi Soci Sostenitori

 

 

 

 

 



[1] in sigla A.P.A.T.; l'Agenzia, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed al controllo della Corte dei Conti, svolge, in base all’Art. 38, comma 2, del Decreto Legislativo n. 300 del 30/07/1999, “...compiti ed attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la protezione dell'ambiente, per la tutela delle risorse idriche e della difesa del suolo, ivi compresi l'individuazione e delimitazione dei bacini idrografici nazionali e interregionali.” In pratica è l’Agenzia nazionale che fornisce le indicazioni tecniche alle ARPA regionali.

[2] Tutela del patrimonio forestale; Protezione delle specie selvatiche; Biomonitoraggio del suolo; Tecniche di ripristino ambientale; Sistema Informativo Geografico della diversità ambientale.

[3] Tecnico del Laboratorio chimico presso Enìa, sede di Reggio Emilia (ex Azienda Gas Acqua Consorziale)

[4] Direttore del Laboratorio Cantonale di Microbiologia di Bellinzona (Svizzera)

[5]Il programma completo dei seminari, così come l’informazione completa su tutto il progetto, è consultabile sul sito dell’APAT: www.apat.gov.it

[6] Il Comitato Scientifico è così composto: Dr. Carmine Siniscalco (Presidente) (APAT NAT-DIR); Dr.ssa Anna Benedetti (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura - Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante di Roma); Sig. Franco Bersan (Università di Trieste-AMB); Dr. Pietro Massimiliano Bianco (APAT NAT-CAR); Dr. Luigi Cocchi (AMB); Prof.ssa Manuela Giovannetti (Università di Pisa); Dr. Carlo Jacomini (APAT NAT-BIO); Prof. Lucio Montecchio (Università di Padova); Arch. Luigi Villa (AMB); Sig. Gianfranco Visentin (AMB). Segreteria Scientifica: Dr.ssa Nadia Lucia Cerioli (APAT NAT-BIO); Dr.ssa Tiziana Mezzetti (APAT NAT-APR). Segreteria organizzativa: Sig. Cesare Tugliozzi (APAT NAT-BIO); Sig. Luca Campana (APAT NAT-APR).

[7] Questo è uno degli aspetti più delicati nelle ricerche di questa natura (per la nostra come per tutte le altre): il confronto dei dati è condizione necessaria per lo sviluppo della ricerca, ma bisogna creare le condizioni “a priori” perché ciò sia possibile. Così come é decisivo seguire metodiche analitiche “standardizzate” è altrettanto importante che ricercatori diversi chiamino nello stesso modo le stesse specie, oppure che si sappia, qualora si seguano tassonomie o sistematiche diverse, attraverso una chiara conoscenza delle sinonimie, risalire da un taxon all’altro. Il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica da certamente dei riferimenti importanti ma, come ben sanno gli addetti ai lavori, molte questioni tassonomiche e sistematiche continuano a rimanere aperte.

[8] Finora sono state descritte circa 1.700.000 specie diverse di piante, animali, invertebrati, microrganismi. Molte di più ne esistono in natura, circa 13 milioni di specie