I PRIMI 12 ANNI DI "IL FUNGO"
L'AMILOIDIA NEL GENERE BOLETUS (dal N°1 anno 1° - 1983)
a cura di G. Simonini
La reazione di amiloidia è ormai considerata dai più come una reazione macrochimica, da effettuarsi depositando sulla carne del carpoforo in esame una goccia del reagente di Melzer o di Lugol ed osservando poi la colorazione assunta dalla carne.
Per contro la reazione di amiloidia dei Boletus ha un preciso fondamento scientifico solo se condotta per via microscopica, così come indicato da Imler, che nel 1950 fornì una relazione completa sulla reazione di amiloidia: essa consiste in una particolare colorazione assunta dalle ife dei carpofori del Boletus a causa della demolizione idrolitica del maltosio. Come riconosce R. Singer, la. reazione di amiloidia è l'unica reazione microscopica significativa delle Boletaceae.
Però, affinché essa possa produrre risultati costanti ripetibili nei carpofori di una stessa specie, deve essere condotta secondo modalità precise. Occorre pertanto attenersi alle indicazioni fornite da Imler, tratta da1 e da2: "Si evitino carpofori vecchi o in cattivo stato di conservazione. Si prelevi un piccolissimo frammento della carne dalla base del gambo, da materiale fresco o essiccato e lo si metta in una goccia di reagente di Melzer per circa 3 minuti, lo si dissoci poi un poco con un ago e lo si ponga su una carta da filtro, finché il reagente non venga assorbito. Lo s'immerga poi in una goccia di soluzione acquosa concentrata di Cloralio Idrato e la si asporti per assorbimento ripetendo l'operazione fintanto che la soluzione asportata non risulti più colorata di giallo. Si immerga nuovamente in Cloralio Idrato e si effettui l'osservazione al microscopio ottico (bastano pochi ingrandimenti) operando in luce diurna. La reazione si considera positiva quando le ife ai colorano in blu - yioletto, negativa se compaiono altre colorazioni".
Si tenga presente che il B. edulis è completamente non amiloide, il B. calopus è completamente amiloide. Pertanto è consigliabile operare contemporaneamente con queste due specie per valutare il grado di amiloidia della specie in esame.
Si sottolinea che taluni boleti a carne gialla reagiscono violentemente (quasi nero) con Melzer per via macroscopica, ma si mostrano non amiloidi seguendo la procedura di Imler.
Altri, dalla carne estremamente compatta (B. satanas), sono completamente non amiloidi sia macroscopicamente che microscopicamente. A mio parere la macroamiloidia dei boleti non è imputabile ad una precisa reazione chimica, ma ad. un assorbimento fisico più o meno veloce del reagente a secondo del grado di porosità della carne: non è pertanto da considerare significativa. A conferma di questa ipotesi vi è il fatto che mai la letteratura qualificata, per lo meno quella più nota, parla di macroamiloidia dei boleti. Temo che si tratti di un'estensione (a mio avviso non giustificata) della reazione macrochimica di Lugol, valida solo sui carpofori dei Cortinari.
Vorrei pertanto invitare coloro che si interessano di boleti ad operare sempre secondo Imler, così come suggeriscono Meixner1 e Singer2.
La mia esperienza particolare, condotta su essicati di numerosi esemplari di Boletaceae raccolti nel 1981-1982, conduce ai seguenti risultati:
U BONAZZI di "LES PSALLIOTES" DI H. ESSETTE
Le specie descritte:
Psalliota aestivalis var. veneris Haim e Becker
Psalliota aestivalis var, flavotacta Möller
Psalliota arenicola Wakefield et Pearson
Psalliota meleagris J. Schäffer
Psalliota vaporaria Vittadini sensu Möler & Schäffer
Psalliota xanthoderma Genevier
Fries (dal N°2 anno 1° - 1983)

Cappello 2-3 cm, forma ovata, semigloboso, con una piccola. superficie piana al centro: nella maggior parte dei casi. infine disteso quasi piano, bianco, ma alla lunga giallo pallido, crema, scamosciato, soprattutto sul disco, nudo.
Lamelle serrate, strette, grigiastre, poi rosa-carne e infine bruno scuro sporco.
Gambo alto 3 cm x 3-4 mm. di diametro .spesso alla base fistoloso , spugnoso , bianco che diviene normalmente giallo soprattutto alla base. Sericeo , nudo.
Anello disteso , bianco, .sottile, poco resistente, stretto,. Eretto all'inizio, poi ricadente a gonnellina, collocato nella parte alta del gambo.
Carne scarsa .bianca che diviene giallo pallido, soprattutto alla base del piede, .odore di mandorle.
Habitat a piccoli gruppi nelle praterie .Rara in settembre.
Spore ovoidali 4,5l-5,5 x 3 μm.
Basidi tetrasporali.
Cellule marginali presenti secondo Möller, assenti secondo Lange, in ogni caso abbastanza rade e che superano l'orlo fertile delle lamelle.
Fries (dal N°2 anno 1° - 1983)
Cappello 3 - 5 cm, semigloboso poi disteso e subumbonato, sericeo. All'inizio biancastro, ma rapidamente ornato da rare squamette lilla al centro, e da qualche fibrilla radiale color vinaccia, degradante verso il margine, che resta biancastro alla fine queste divengono gialle o grigiastre. I colori, nitidi all'inizio, divengono in seguito sporchi e più o meno color mattone.
Lamelle libere, fitte, strette, soprattutto verso il piede, pallide all'inizio poi grigie con una colorazione rosa-carne, e alla fine bruno nerastre.
Margine sterile
Gambo piuttosto alto, 4 - 6 cm x 6 - 8 mm, il diametro aumenta verso i1 basso, ingrossandosi bruscamente in un bulbo appiattito o arrotondato che può raggiungere fino ai 15 mm di larghezza. Cavo, bianco, la base diventa gialla con l'età o con lo strofinio, sericeo e nudo.
Anello bianco, gradualmente giallo, sottile, fragile, stretto, eretto all'inizio poi ricadente a gonnellina, situato nella parte alta del gambo, semplice.
Carne sottile, biancastra ben presto giallo cera alla base del piede. Odore di mandorle.
Spore bruno nerastre, SÉGUY 701.
Habitat in piccoli gruppi sotto i pini, ma anche qualche volta sotto latifoglia o in prato, raro da agosto ad ottobre.
Spore ovali, guttulate, 4 - 5 x 2,5 -3,5 μm.
Basidi tetrasporali 14 - 20 x 4,5 - 6 μm.
Cellule marginali numerose, claviformi o piriformi, jaline o brune, 12 - 26 x 8 - 14 μm.
Reazione di SCÄFFER positiva.
Pearson (dal N°3 anno 1° - 1983)
Cappello a superficie opaca, grigio pallida che sovente si screpola, si fende e si rompe In squamette poco numerose e dello stesso colore.
Anello ornato sulla superficie inferiore di frammenti fioccosi.
Odore nullo,
Spore guttulate, 5 x 4 μm.
Habitat in terreni erbosi calcarei, tra l'erba fitta.
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Note: Pearson è parco di dettagli su questo fungo che. trova assai sovente nella regioni di Nantes, ha il portamento di una Psalliota meleagris tipica, la cuticola è bruno opaco chiaro con uno strato di fibrille appena più scure e cosparsa verso il centro da rare piccole squamette concolori. Le lamelle sono strette, inizialmente di un bel color rosa. Le decorazioni dell'anello sono di un bruno pallido opaco. Il gambo presenta assai sovente in vicinanza della base zebrature satinate e marezzate ed un bulbo arrotondato. Le spore sono un po' più robuste di quelle della Psalliota meleagris a cui d'altra parte assomiglia parecchio per le decorazioni del cappello e la colorazione complessiva, della sua Cuticola, bruno chiara nella grisea, biancastra nella meleagris.
Genevier (dal N°3 anno 1° - 1983)Cappello 5 - I0 cm, campanulato, piano o depresso al centro, serico - bianco, alutaceo, un po' grigiastro con l'età, più "curo al centro, macchiantesi rapidamente di giallo limone allo sfregamento. Nudo, ma la cui cuticola tende a lacerarsi radialmente al margine. Margine con sottili frange di velo.
Lamelle serrata, strette pallide all'inizio, poi dopo un po' color carne scuro, alla fine bruno nerastre. Margine sterile pallido denticolato.
Gambo slanciato, 6-10 cm x 12 - 15 mm, subcilindrico a base bulbosa (20 mm) con presenza di cordoni miceliari di un mm. Molle all'inizio poi presto cavo, nudo, bianco sericeo che si macchia di giallo cromo chiaro allo sfregamento soprattutto alla base, in alto in fine nerastro.
Anello a grembiulino posto in alto sul gambo, si presenta come un imbuto molto profondo rovesciato, bianco, spesso macchiato di giallo ai margini. Liscio o leggermente striato nella parte superiore in vicinanza delle lamelle; Nella parte inferiore è ornato da fiocchi a ruota dentata leggermente giallastri.
Carne sottile, bianca, spesso giallo cromo alla base nei grossi esemplari, virante abbastanza rapidamente e più o meno violentemente al giallo cromo con sfumature rossastre alla base del gambo. Odore del fungo fresco più o meno d'inchiostro o di fenolo, più pungente dopo la cottura.
Sporata bruno nerastra un po' scure (SÉGUY 701).
Habitat cresce gregario sotto latifoglia, presso siepi o cespugli, in prati, in giardini ecc…, comune in alcuni luoghi, raro in altri, da luglio ad ottobre.
Spore subovali, 5/6 x 3,5-4 μm.
Basidi tetrasporali 20 - 28 x 6 - 7 μm.
Cellule marginali nella parte sottile del bordo, globulose o a palla ovale, 10 - 20 x 8 - 14 μm.
Reazione di SCÄFFER negativa.
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Note: la natura del terreno sembra avere grande influenza sul grado di indigeribilità del fungo. V. Piane ha notato che quando il fungo cresce in terreno argilloso siliceo con forte reazione acida, è nettamente più indigesto che se cresce in suolo calcareo a reazione neutra o basica; in accordo con queste osservazioni il dott. Patron ha ugualmente notato che l'odore dopo la cottura è più forte e più sgradevole nei carpofori raccolti su terreni argillosi. Il terreno argilloso dopo lungo periodo di pioggia o di freddo sembra agisca anche sulla sterilità dell'imenio che rimane bianco o un po' maculato da basidi in necrosi.
Psalliota subfloccosa Lange (dal N°8 anno 3° - 1985)
Cappello 5/9 cm, convesso, appianato al centro o leggermente depresso, sericeo, all'inizio bianco-grigiastro, ben presto più scuro con una sfumatura carnicina. Inizialmente liscio, con grosse scaglie pallide, adnate presso il margine, margine leggermente involuto, ma bordato da una dentellatura bianca spessa.
Lamelle fitte, poco spesse, strette, rosa pallido ed infine bruno nerastre. Margine sterile, poco colorato, dentellato.
Gambo 4-5 cm x 10-20 mm, cilindrico o leggermente ingrossato alla base, molle, poi fistuloso, bianco, tardivamente grigio rossastro sopra all'anello, come il cappello. Fioccoso subito sopra all'anello.
Anello inguainante, bianco, spesso, stretto, svasato. Fioccoso sopra ed ornato da una serie di squamette provenienti dal velo generale.
Carne soda, bianca, che si tinge fortemente alla frattura in fulvo vinoso. Il midollo del gambo rimane bianco. Odore acidulo, a volte tardivamente gradevole di liquerizia.
Habitat in gruppi, in boschi non fitti di pino. Piuttosto raro, da giugno ad ottobre.
Spore ovali o globose 5/7,5 x 3,75/5 μm.
Basidi tetrasporali 24/35 x 7/9 μm.
Cellule marginali numerose, ispide, allungate, ialine o brune 26/54 x 8/18 μm., generalmente la larghezza θ di 10/12 μm.
Reazione di SCHÄFFER negativa.
Vittadini sensu Möler & Schäffer (dal N°7 anno 5° - 1987)Cappello 10/15 cm, spesso, sodo, convesso, appianato al centro, con superficie lucida, bruno-tabacco, fuligginoso o colore delle patate. Rapidamente frammentato in scaglie, fibrillose, appressate su un fondo pallido. Talvolta nudo, margine più chiaro, ornato di residui di velo molto sviluppati.
Lamelle molto fitte, strette, color carneo, poi bruno-nerastro scuro. Margine sterile .biancastro Gambo robusto, 6/12 cm x 25/30 mm, subicilindrico od ottuso, pieno, bianco brunastro alla base, che tende ad iscurirsi con l'età. Liscio sopra l'anello, fibrilloso striato sotto o molto ornato di scaglie brune o biancastre, sovente in zone anulari disposte a scala e soffuso di rossastro.
Anello supero, a guaina libera, bianco e striato superiormente, notevolmente spesso, fragile, al di sotto ornato di grandi scaglie, spesse, brune.
Carne spessa e soda, biancastra, facilmente arrossante alla frattura, Odore leggermente acidulo, più sgradevole dopo la raccolta, che ricorda lontanamente quello di cicoria o di liquirizia.
Sporata bruno scura. SEGUY 701.
Habitat su suolo particolarmente fertile, ma poco frequente, da giugno ad agosto.
Spore arrotondate 6/7 x 4,5/6 μm.
Basidi tetrasporali 26/36 x 8/10 μm.
Cellule marginali numerose, a forma di clavule flessuose, difficili da separare dal filo della lamella,18/28 x 4/10 μm. Esse sono spesso disseminate tra basidi sporiferi, il filo della lamella θ pertanto substerile.
Reazione di Schäffer negativa.
PsaIliota meleagris
J. Schäffer (dal N°5 anno 7° - 1989)Cappello 5/12 cm, semigloboso o campanulato, sovente appianalo al centro, poi disteso e a volta umbonato. Da bruno scuro a nerastro al centro, poi presenta scagliette adnate densamente disseminate, fini, delicate, brune o grigiastre-fuliginose su un fondo biancastro. che tendono a rarefarsi verso il margine ed inscuriscono con l'età.
Lamelle fitte. piuttosto alte, inizialmente pressoché pallide, poi di un rosa assai bello e alla fine bruno nerastre margine sterile, pallido, seghettato.
Gambo slanciato, 6/10 cm x 10/12 mm, cilindrico con base bulbosa tondeggiante talvolta leggermente marginato, assai cavo, bianco che si macchia immediatamente di giallo citrino chiaro alla frattura, soprattutto sulla base del gambo e dopo un poco queste macchie virano al bruno porpora. Lucido spesso decorato da zebrature satinate.
Anello supero, a grembiulino, bianco (giallo al tocco) si macchia di bruno porpora come il gambo, sottile vicino al gambo più spesso alla periferia. Ampio, collocato in alto, liscio o leggermente striato sopra, sotto decorato a ruota dentata bruno giallastra.
Carne sottile, bianca, giallo citrino carico alla base del gambo, si macchia molto rapidamente di giallo citrino al taglio, poi vira al bruno porpora. Odore sgradevole d'inchiostro. di sudore, di farina fresca o di noce di galla.
Sporata bruno pallido.
Habitat in gruppi, su terreno umido, in bosco ceduo di latifoglia da giugno a settembre
Spore ovali guttulate 4/5 x 84. μm
Basidi tetrasporali 18/22 x 5/6 μm
Cellule marginali in piccole colonie, ovali 10/20 x 10/14 μm.
Reazione di SCHÄFFER negativa.
var, flavotacta Möller (dal N°3 anno 6° - 1988)
Cappello 5/8 cm, bianco, però sia con l'età che con la manipolazione diviene rapidamente più o meno giallo con macchie più vive che quelle del tipo. Decorato da fine fibrille, sottili, sericee, appressate, che alla fine tendono a riunirsi in minuscole squame adnate, rosa grigiastre carneo, sopra tutto verso il margine e col tempo umido
Lamelle fitte, sottili, assai strette, rosa carneo chiaro inizialmente, poi bruno scuro, margine sterile.
Gambo 5/10 cm x 10/25 mm, cilindrico o generalmente attenuato alla base. Rapidamente fistuloso, diviene come il cappello giallo vivo alla manipolazioni, a volte rosato verso la sommità, però con l'età rosso bruno alla base, tendente al grigiastro un po' dovunque, leggermente fibrilloso in basso.
Anello generalmente assente o senza una linea ben definita. Quando esso è presente, tende a sparire rapidamente ed è giallo vivo.
Carne piuttosto sottile, leggermente rosa tranne alla base del gambo. Nei vecchi esemplari la base del gambo diviene giallo cromo rossastro all'aria.
Sporata bruno scura SEGUY 701.
Spore 6,5/8 x 4/5 μm.
Basidi tetrasporali 24/36 x 7/10 μm.
Habitat: questa specie cresce, sotto le conifere, però anche, se pur più raramente, sotto il faggio, in giugno- luglio. Qualche esemplare può essere incontrato anche in autunno.
Psalliota aestivalis
var. veneris Haim e Becker (dal N°5 anno 7° - 1989)
Cappello 8/12 cm inizialmente sferico, poi fortemente bombato, irregolare ed anche lacerato, in seguito presente un profilo trapezoidale ed infine si presenta appiattito, bianco crema macchiettato di crema-ocraceo o di bruno (giallo verdognolo), talvolta decorato da larghe squame triangolari appressate d'un bruno leggermente violetto o color malva, distribuite in cerchi concentrici ondulali. Queste squame sono piccole sul disco centrale e pressoché assenti al margine. Col tempo secco il cappello è profondamente fessurato.
Lamelle fitte e relativamente strette, inizialmente grigie, poi bruno rossastre subvioletto, margine leggermente più chiaro.
Gambo massiccio, 10/15 cm x 20/35 cm, cilindrico flessuoso o tarchiato, spesso assottigliantesi alla base, talvolta radicante, bianco sporco o ocra rosa pallido in alto giallastro, talvolta tinto di grigio violetto. Sovente bruno arancio o ocraceo alla base. Generalmente liscio a volte decorato alla base da fibrille bruno arancio, qualche volta ritorte.
Anello praticamente sempre assente in quanto rapidamente si sfalda e cade, riducendesi a semplici fibrille cortiniformi.
Carne biancastra leggermante giallastra nel cappello, mentre diventa bruno-violetta nel gambo verso l'esterno, invece verso la base la tinta è sfumata di bruno arancio. Molto soda e tenace. Odore un po' acido di Corydalis, più intenso alla base del gambo. Sapore che ricorda quello delle spugnole dopo coltura.
Spore amigdaloidi allungate 7,8/8 x 5/5,5 μm.
Basidi tetrasporali 30/40 x 7/8 μm.
Cellule marginali sterili rare di forme diverse, talvolta distese.
Note: Psalliota veneris è tipica per più di un carattere:
Wakefield et Pearson (dal N°3 anno 4° - 1986)
Cappello: 3-5 cm, convesso, sericeo, bianco o appena giallastro, nudo. Margine ornato da una frangia di velo denticolato appena visibile.
Lamelle: fitte, in proporzione alte, carneo pallide e alla fine scure, margine sterile pallido.
Gambo 4-5 cm x 5 - 10 mm, subcilindri.co un po' bulboso, pieno, midolloso poi parzialmente cavo, sovente interrato nella sabbia, leggermente carneo sopra l'anello, bianco sotto. Coperto da fibrille sericee.
Anello fragile, molto stretto ascendente. Può anche esserci un secondo anello, più in alto o qualche avanzo di quest'ultimo.
Carne sottile , bianca, nel gambo leggermente roseo carneo alla frattura. Odore fugace acidulo.
Sporata nero-brunastro, SEGUY 117.
Habitat: in piccoli gruppi, nelle dune che si spostano, spesso completamente insabbiati.
Spore: arrotondate-ovali, mono o bi-guttulate 6,5/7 x 4,75/5 μm.
Basidi: 20/24 x 6/7 μm.
Cellule marginali delle lamelle a clava 36/50 x10/13 μm
di Paolo Gallingani
Andando a funghi spesso incontriamo nei nostri boschi di montagna, lungo le siepi di pianura, nei prati e nei nostri giardini farfalle variopinte che spesso attraggono la nostra attenzione e ci distraggono dalla principale ricerca. Le farfalle sono insetti appartenenti all'ordine dei Lepìdoptera (=ali ricoperte da squame), sono tutte fomite di una proboscide o spirotromba mediante la quale si nutrono succhiando il cibo; le possiamo a grandi linee dividere in:
Vorrei in particolare descrivere alcune delle più appariscenti.
VANESS1DAE
E' una tribù appartenente alla grande famiglia delle Nymphalidae; hanno colori smaglianti e sono spesso abbondanti e diffuse. In entrambi i sessi le zampe anteriori sono piccole e ricoperte da fitti peli (zampe a spazzola) e non servono per camminare, il secondo e terzo paio sono invece normalmente sviluppate. Il loro periodo di volo va da giugno ad agosto e di nuovo in primavera dopo il letargo. Non è corrispondente al vero la credenza che tutte le farfalle hanno vita brevissima: le vanesse vanno in letargo e non è raro trovarle nei solai delle case di campagna appese ai travi di legno su cui trascorrono i mesi più freddi al riparo. Le possiamo incontrare già all'inizio della primavera lungo i sentieri dei boschi o lungo i fiumi sulla sabbia riscaldata dal sole.
Le forme larvali delle vanesse si nutrono di foglie di salice, betulle, olmi, pioppi, faggi, ortiche, cardi, luppoli... Tra le Vanessidae più comuni ricordiamo: Inachìs io (Pavone),Vanessa atalanta (Vulcano), Aglais urticae, Polygonia c- album, Nymphalis antiopa (più rara rispetto alle altre; alcuni anni fa era estremamente rara e localizzata, mentre ora è più diffusa e comune), Cyntia cardui, Nymphalis polychloros (è simile alla Aglais urticae con colori più vivaci e numerosi).
PAPILIONADAE
E' una famiglia di farfalle diurne comprendenti specie variabili sia per l'aspetto che per i caratteri strutturali. Tutte hanno in comune due caratteristiche: le imagines (insetto adulto) hanno sei zampe ben sviluppate e di dimensioni quasi uguali, con ciascun tarso terminale con un solo paio di unghie; nelle ali posteriori vi è una singola nervatura anale ed il bordo interno è leggermente concavo. Sono tra le farfalle più belle per colori e dimensioni. Tra tutte, le più comuni e facilmente osservabili nelle nostre escursioni sono i seguenti due tipi:
Bibliografia
L.G.Higgins, N.D. Riley - Farfalle d'Italia e d'Europa -Rizzoli -L'.'ornitorinco - 1983
LE SPECIE IN MICOLOGIA (dal N°2 anno 1° - 1983)
Non esiste una definizione obiettiva ed universalmente riconosciuta del termine "specie".
Esaminando la storia del concetto di specie in botanica si possono distinguere due accezioni fondamentali del termine:
Si cercherà di chiarire meglio il significato dei due termini.
Supponiamo di riunire un insieme di esseri viventi e di farne un accurato esame morfologico. Tale esame metterà in evidenza delle variazioni da individuo ad individuo; alcune di queste saranno molto piccole (cioè continue) e si potrà passare da un esemplare ad un altro (anche molto diverso dal precedente) attraverso una successione di esemplari poco diversi, senza soluzione di continuità. Per contro altre variazioni saranno sostanziali (cioè discontinue) senza che sia possibile costruire un "continuum" di forme intermedie. Se riuniamo insieme gli esemplari tra i quali si osservano solo variazioni molto piccole avremo ottenuto un insieme di individui appartenenti ad una stessa specie tassonomica.
La specie evolutiva (o ologamodemo) è definita come un insieme di individui ritenuti capaci di incrociarsi tra di loro con un elevato grado di libertà in condizioni ben definite, separati dagli altri ologamodemi da una sterilità perlomeno parziale.
Possiamo ora trasporre la questione della botanica in generale alla micologia. Per noi micofili che siamo costretti a lavorare sui soli carpofori, cioè sui frutti della pianta del fungo, e non possiamo sperimentare la possibilità di incrociarsi dei vari miceli, il concetto di specie evolutiva è di ben scarso interesse. Ci conforta il fatto che in botanica nei casi in cui si è potuto verificare sperimentalmente fino a che punto i gruppi di individui costituenti gli ologamodemi coincidono con le specie già definite tassonomicamente, si è riscontrata una coincidenza in misura significativa. Ciò dovrebbe costituire motivo per legittimare e nel contempo dare dignità allo studio spiccatamente morfologico in cui ci troviamo costretti. Resta inteso che le sole differenze intrinseche costituiscono la componente fissa ed ereditaria di una specie. Altre differenze morfologiche interindividuali, quali quelle connesse con lo sviluppo o quelle indotte dall'ambiente dovrebbero essere individuate e distinte dal classificatore. Ciò può accadere solo se si prendono in esame un numero elevato di carpofori in varie fasi di sviluppo e cresciuti in differenti condizioni ambientali. La classificazione di specie "difficili", viste poche volte, sulla base di un solo carpoforo o peggio di una diapositiva hanno il solo significato di una indicazione di prima approssimazione, da perfezionare con ulteriori osservazioni.
Per chi voglia approfondire gli argomenti trattati consiglio i seguenti testi, disponibili anche in lingua italiana :