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Visita di istruzione alla Sala e al Museo del Tricolore - Reggio Emilia

Elaborato di un'alunna della classe 2A - Scuola "J. Zannoni" - 5 maggio 2005

 

Sala e Museo del Tricolore La Sala del Tricolore

Tutte le sezioni della seconda media si sono recate in visita al Museo del Tricolore, in piazza Prampolini a Reggio Emilia. Inizialmente si entra nella Sala del Tricolore; un tempo era usata come archivio, ma la mancanza di luce, la pericolosità di incendio e le infiltrazioni d'acqua dal soffitto hanno reso questa sala inagibile per il compito predisposto. Successivamente venne usata come rispostiglio per la legna, fino al 7 gennaio 1797 quando venne fondato il tricolore. Attualmente viene usata come sala per le riunioni del Consiglio Comunale.
Ha inoltre avuto da poco restauri che hanno cercato di riportarla alla sua fisionomia originaria.


Il drappo del tricolore                   I ragazzi, seduti, ascoltano le parole della guida.                   Il lampadario della Sala  
Il Museo

Il Museo, come la Sala, è stato restaurato da poco. Come abbiamo potuto osservare dal pannello luminoso, l'anno 1796 fu molto importante. Napoleone stava varcando le Alpi e si recava in Italia per unire i piccoli steterelli. Le città di Modena e Reggio erano sotto la dominazione Estense di Ercole II (Duca Nasone). Tra queste due città vi era molta diversità. Modena era una città in continua espansione, mentre a Reggio le persone povere costituivano la maggioranza della popolazione a causa dell'imposizione di forti tasse. Questi denari venivano usati per abbellire le dimore degli Estensi. Molto forte era il malcontento della popolazione che in seguito si ribellò.

La visita ai pannelli

Ercole d'Este, mentre era a teatro, ricevette la notizia dell'attacco di Napoleone e fuggì a Venezia. Dopo questo episodio si diffusero a Reggio le idee della Rivoluzione Francese (Libertà, Fraternità, Uguaglianza). La mattina del 25 agosto 1796 un gruppo di cittadini e parte dell'esercito napoleonico tagliarono il tronco di un gelso e vi fissarono bandiere francesi. Il giorno seguente il popolo interpretò questo gesto come un atto di rivoluzione e il Senato dichiarò la Repubblica.

L'angolo delle armi Il proclama                

 

 

 

 

 

 

 

 

La libertà veniva paragonata all'albero della cuccagna, perchè entrambi si conquistavano con fatica. Nello stesso agosto venne costituita una guardia civica che successivamente prese parte alla battaglia di Montechiarugolo catturando 150 Austriaci consegnati poi ai Francesi.   Come riconoscimento per questa azione, i soldati reggiani ricevettero da Napoleone 4 cannoni e 500 fucili. Anche il poeta Ugo Foscolo compose un'ode in onore dei soldati reggiani.

    I ragazzi prendono appunti    La bacheca dei documenti       


La prima bandiera tricolore         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Napoleone consigliò a Reggio, Modena, Bologna e Ferrara di unirsi in un'unica Repubblica. Nel 1797 Giuseppe Compagnoni di Ferrara propose di fondare una bandiera tricolore (rosso, bianco, verde) a bande orizzontali, con uno stemma centrale su fondo bianco rappresentante una ghirlanda circolare di alloro contenente 4 ramoscelli di ulivo simboleggianti le città della Repubblica Cispadana. Il tricolore prendeva spunto dalla bandiera francese: vi era il verde al posto del blu. Questo drappo fu poi modificato e nacque la bandiera che rappresenta tuttora l'Italia. Di insolito ma di reale è la presenza di un vaso contenente un cuore umano appartenente a Giovanni Paradisi.

Anfora e abito           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo cittadino aveva lasciato scritto nel suo testamento che il suo cuore dopo la morte venisse donato alla città di Reggio. Da ricordare tra i politici importanti di questa città Antonio Venesi e Carlo Zucchi, oltre al Paradisi. Nella parte finale del Museo vi sono oggetti del XVIII secolo, quali abiti, portafogli, medaglie, chiavi simboliche della città di Reggio donate a Napoleone e una feluca del generale.

Abiti e pizzi di arredo  

 

 

 

       

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