Volti di bambini.
400 volti di bambini ci guardano all’unisono, immagini parlanti, dotate di vita propria.
Ognuno porta se stesso, le sue gioie di bambino, le sue paure, i suoi giochi, i suoi perché. Ognuno dona occhi che svelano, capelli di seta lisci e dorati o neri e increspati, capricci di bocche e sorrisi sdentati, rabbie agitate e tenerezze infinite.

Tutti diversi, com’è diverso il mondo e questo è bello.
Tutti uguali: bambini a scuola e questo è bello.
Nei volti dei nostri bambini ci rispecchiamo sperando di ritrovare freschezza e incanto e augurando loro di rimanere un po’ bambini, dentro; di provare la meraviglia e lo stupore di una parola amica e di un amico del cuore.
Scrive Immanuel Kant: "Si deve poter trovare sublime l’oceano semplicemente come fanno i poeti, secondo ciò che si mostra alla vista, per esempio quando lo si guarda nella sua calma, come un chiaro specchio d’acqua limitato solo dal cielo ma, se è agitato, come un abisso che minaccia di inghiottire ogni cosa".
Il volto è un oceano.
I docenti hanno proposto un interessante progetto dal titolo Certe volte, certi volti, affidato all'artista bibbianese Enzo Silvi, che ha coinvolto ed entusiasmato gli alunni in un indimenticabile percorso educativo ed artistico.
Ciò rappresenta un dono prezioso alla Scuola, per il quale tutti sono molto riconoscenti al dott. Silvi: a lui va un grazie speciale.
I ragazzi hanno intervistato l'artista:
Il pregio è quello di cercare nella pittura la verità e il difetto è quello di non riuscirci, cerco di raggiungerla, faccio il possibile. Ma che cos’è la verità? Non lo sappiamo, ma sentiamo l’esigenza di cercarla. Come mai siamo su questa terra, perché moriamo? Domande difficili e io nella pittura cerco la verità…perché siamo qui, dove dobbiamo andare, cosa c’è dopo la nostra vita? Nessuno è andato di là e poi è tornato, quindi non lo sappiamo…io sto cercando di indagare anche cosa c’è al di là di questa nostra vita.
In pittura avrei voluto realizzare un’opera di Michelangelo , che è la volta della Cappella Sistina con il Giudizio Universale e come scultura la Pietà Rondanini, che si trova a Milano al Castello Sforzesco ed è stata l’ultima scultura di Michelangelo. E’ stata scolpita cinque secoli fa, ma sembra scolpita oggi, da un artista contemporaneo, non si può rimanere indifferenti.
Ci sono altre opere che avrei voluto fare, di Raffaello, di Leonardo, Caravaggio, Giotto erano dei geni .Anche se uno volessi farli uguali non sarebbe la stessa cosa, perché sono cambiati i tempi, la cultura di allora, i canoni estetici…dobbiamo accontentarci dei musei. La storia va avanti ma non si ripete mai uguale.
Bella domanda. Di sera sì, di notte normalmente dormo, nell’arco della giornata non ho un orario prefissato, dipingo quando ne ho voglia, quando ho l’ispirazione, quando ne sento l’esigenza, quindi piove, nevica, c’è il sole, non ha importanza, quello che conta è quello che hai dentro, che devi cercare di esprimere. L’arte è un fatto di comunicazione e di espressione, non c’è una regola fissa.
Non è che si ereditino, te le ritrovi, o le hai o non le hai, Michelangelo è nato Michelangelo…,come tutti i grandi musicisti. Il talento naturale, però si affina, si modifica, si può perfezionare,ma nasci già così, come Valentino Rossi che è bravo a correre in moto, Pavarotti è stato un grande tenore perché ha avuto la fortuna di avere delle corde vocali particolari. Io vorrei cantare ma non ho la voce per farlo. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai.
Da sempre, perché quando avevo la vostra età , in quinta, vinsi un concorso di pittura, qui nella vostra scuola, di Fossa. Era un concorso sull’educazione stradale , a livello nazionale,e vinsi un premio di 5000 lire che a quei tempi era un premio abbastanza consistente, nel 1953. Da allora ho sempre continuato a dipingere.
Ho sempre continuato a dipingere, ho iniziato a fare delle mostre, la prima a diciott’anni e non ho mai smesso.
Nasce da un’esigenza, uno la vita la vive, fa delle esperienze, negli artisti si formano delle stratificazioni, come un sandwich, fatti non da formaggio e prosciutto, ma letture, mostre viste, libri sfogliati…si arriva a un punto che l’artista sente l’esigenza di esprimere tutte le esperienze fatte in un’opera. Ti riempi di cose, poi le comunichi attraverso delle pitture.
Una grande soddisfazione e questo ogni volta, il piacere che ho lo provo sempre, perché l’atto creativo si rinnova in continuazione, come quando mangi il gelato e ti piace ogni volta. E’ il bisogno di comunicare qualcosa agli altri, perché pensi che sia importante anche per gli altri.
Sì, ogni pittore ha delle opere a cui è molto legato, perché hanno significato qualcosa nella loro vita, ad esempio Leoardo si è sempre portato appresso La Gioconda, un quadretto non tanto grande, ma che ha una magia particolare ancora oggi e che si trova al Louvre, a Parigi. Ogni pittore ha delle opere che non venderebbe mai, anch’io non mi separerei mai da alcune opere che ho in casa, me le guardo, rappresentano un momento della vita e sono contento di averle fatte.
Quando uno dipinge è concentrato sul lavoro. Gli occhi, l’attenzione sono rivolti alla tela bianca e io molte volte ho l’esigenza di esprimermi, di fare un quadro, ma non so esattamente cosa ne verrà fuori, nel mio caso non ritratti o paesaggi, ma colori, emozioni. Il bianco mi terrorizza, diventa una cosa tremenda, non ci sono punti di riferimento…basterebbe un segno…Il risultato finale non lo sai mai, perché l’emotività può essere modificata dal sudore che scende, un’auto che passa, un uccellino…Penso di fare una cosa piacevole, che mi dia delle emozioni, una gioia che è diversa da tutte le altre. Un atto creativo è una cosa estremamente importante.
Non li ho mai contati, ma considerando disegni, preparazioni ecc, saranno due o tremila.
I grandi Raffaello, Leonardo, Caravaggio,Michelangelo e prima Masaccio, Giotto, poi nell’800 Manet e Monet ideatore dell’impressionismo, nel 900 Picasso, Descamps, Warhol, quello delle lattine di Coca cola ripetute, Michel Bastiat un giovane di colore morto molto giovane.
Quello che faccio adesso si chiama "Paesaggi mistici", ma non ci si trova la casetta, il sole, la montagna…è qualcosa d’altro, paesaggio come metafora, è qualcosa che fa venire in mente un’altra cosa, come la rosa che è il simbolo dell’amore. In passato ho dipinto anche volti, ma sempre come metafore. Recentemente ho fatto una serie di lavori sul cuore e dentro mettevo frasi in latino, simboli.
E’ una domanda un po’ complicata, prima ho detto che cerco la verità, magari fra dieci anni ci risentiremo…non so come risponderti, mi sottraggo.
I maestri uno li ha durante tutta la vita , molti pittori non hanno avuto maestri, ma ci sono le scuole, le Accademie d’arte dove si va per imparare a dipingere, ma se non hai talento… la scuola dà il talento, devi avere l’estro. Io avuto alle superiori ins. di disegno che mi ha dato nozioni, ma non c’è nessun insegnante che mi ha dato questo, è la vita stessa che ti dà, poi bisogna esercitarsi, come fa un atleta.
Normalmente sono tecniche miste, disegno, tempera, acrilico, olio, chine, pennarelli, collage, pezzi di vetro, qualsiasi cosa mi possa essere utile esprimere quello che voglio fare…argento, oro…
Per beneficienza sì perché capita che gli organizzatori mi chiedano quadri che vengono poi venduti all’asta e il ricavato va in beneficienza. Alcuni chiedono anche quadri da mettere in certi enti pubblici, come l’ospedale di Reggio per abbellire alcune sale, le banche, i sindacati…
Sì esprimo momenti della mia vita, tutti i pittori lo fanno, metto sulla tela la sintesi delle esperienze, un riassunto. Guernica di Picasso è una sintesi di tutto un periodo di guerre in Spagna.
Sì , disegnavo molto era una mia caratteristica, la maestra diceva ai miei genitori”E’ un bambino intelligente, ma ha sempre la testa tra le nuvole” Io guardavo fuori e rimanevo incantato,quindi non ero mai attento purtroppo. Sono ancora così , magari mentre sto parlando con delle persone, un pensiero, un’immagine si fissa in testa e non seguo più, non partecipo alla conversazione e io mi isolo, poi mi scuso e riprendo.
Magari! Qualche volta sì, ma quando fai delle cose di difficile comprensione, la gente fa fatica a capirle e se non le capisce difficilmente compra quei quadri. L’arte figurativa si vende più facilmente, mentre per quelle astratte, informali è più complicato.
Non ho mai dipinto su commissione, perché il fatto di avere un ordine per fare un quadro mi blocca completamente. Non ho mai accettato, è meglio che vengano a casa mia a vedere se c’è qualcosa che piace. Il vincolo non è compatibile con la libertà.
Posso avere un’idea, ad esempio esprimere la leggerezza, posso cominciare con un colore poi non so dove vado a finire, non ho quasi mai un progetto, ho delle sensazioni. Magari il finale mi piace più dell’idea iniziale, non ho regole fisse, mi proietto in territori sconosciuti.
Sì tutti i pittori li hanno. Vorrei parlare di una pietra filosofale, scoprire quella pietra che voleva cambiare il mondo far diventare le persone felici, far cessare le guerre, la fame nel mondo, l’odio, far regnare la salute, un paradiso dove le persone invece di odiarsi si vogliono bene, si aiutano reciprocamente. Vorrei trovare questa pietra e dare un pezzettino a tutti per poter cambiare il mondo.
Sì quello che aveva vinto quel concorso. Io abitavo alla Fossa e nell’incrocio c’era stato un incidente e io avevo dipinto quello.
Sono entusiasta, avete fatto un lavoro bellissimo che arricchisce la vostra biblioteca.
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