Insomma immaginatevi la scena: io che mi vedo venire incontro quel ragazzino odioso che guardava le cose con quegli occhi da pesce lesso e fischiava una canzoncina scema camminando sul MIO marciapiede, sulla MIA proprietà.
Ad un tratto capisco cosa devo fare, come se in cielo fosse apparsa una scritta: "NON FARLO PASSARE", così smontai dalla bici e mi piantai davanti al ragazzo. E lui?
Mi guardò, i nostri sguardi si incrociarono,ci fissavamo: aveva una faccia familiare.
Scorsi nel mio cervello tutti i visi che conoscevo, ad un tratto mi fermai, tornai a guardarlo e capii che era proprio lui, J.T. ovvero Jack Terrore, ovvero il bullo più famoso della scuola, aveva addirittura menato una prof. di lettere perché. . . non gli stava molto simpatica!!! Sinceramente cose da matti.
Era un ragazzo robusto e violento, non aveva mai avuto veri amici, faceva gruppo con dei ragazzi della contea che giravano specialmente di notte. Aveva i capelli neri fissati con il gel a mo' di cresta; gli occhi scuri e penetranti; la bocca, storta in un ghigno di disgusto, era tagliuzzata e un po' sanguinante: era un vero incubo!
A un certo punto mi sentii chiamare:
"Carciofo, sei ancora vivo? O ti levi, o ti pesto a sangue!"
Io lo guardai e ribattei: "Se ci riesci, pesce lesso"
Mi ero proprio cacciato nei guai, J.T mi avvertì: "Senti, non ho voglia di picchiare, ho appena finito di istigare un gatto, mi sono già divertito abbastanza! Lasciami passare e finiamola qua!"
Io lo guardai male ed esclamai:
" Non ci credo pesce marcio!"
Lui urlò: "Non ho voglia di picchiare!"
Provai il tutto per tutto e chiesi: "J.T ti senti bene?! In teoria tu mi avresti dovuto menare finché non arrivava un'ambulanza!"
Seccato disse: "Senti, te l'ho già detto che ho chiuso con le botte! Finalmente ho capito che non mi portano a niente - continuò - Non ne posso più di essere escluso ed evitato"
Io un po' perplesso, tentai: "Se giuri quello che hai appena detto io . . . bé io ti posso aiutare".
Una volta accordati, i ragazzi giurarono assieme.
E fu così che in poco più di un mese, gli insegnai le buone maniere: a vestirsi decentemente (non più con quelle maglie che raffiguravano la morte), lo aiutai nello studio e gli feci conoscere i miei amici.
Inoltre imparò che, per risolvere i problemi tra amici e compagni senza venire alle mani, basta spiegarsi.
Questa storia vuole spiegare e insegnare che TUTTI hanno una seconda chance, se aiutati!!!!
Eleonora Spaggiari, 2 F
