.disse:"Ah! Ciao, che ci fai qui?"
Iniziando a diventare nervoso, risposi bruscamente:"Come, che ci faccio io qui, cosa sei venuto a fare tu, nella mia proprietà."
"Ah sì, questa è casa tua, complimenti, cosa stavi facendo prima che arrivassi?".
Era strano, quel ragazzino, che in classe non faceva che darmi fastidio, era venuto a trovarmi a casa mia, e non mi aveva ancora preso in giro per il mio cane con la testa troppo grossa, o per il mio marciapiede, perché i piccioni ci fanno sempre la "cacca".
Comunque gli risposi.
"Stavo girando in bici" dissi.
Ad un certo punto tirò fuori dallo zaino una cartellina e disse: " Nell'ultimo tema hai preso "Non sufficiente", e se le cose non cambieranno, per te, in italiano, le cose si mettono male."
"Ti ho portato il mio tema, prendi spunto, oppure copialo, e dì che l'abbiamo fatto insieme. Io, intanto, vado a casa di Gianluca (Gianluca abitava circa 7 case più avanti). Quindi quando torno mi ridarai il tema".
Poi scappò di corsa verso la casa di Gianluca.
Era davvero cambiato, ci teneva alla mia amicizia, mah!
Poi mi venne un dubbio, perché io, dei suoi scherzi, ne avevo subiti tanti.
Così immaginai che, probabilmente si trattava di un testo pieno di errori, oppure di un testo copiato da qualcuno per poi far risultare me un "copione".
Sta' di fatto che iniziai a scrivere il mio tema, senza neanche dare un'occhiata al suo.
Così, nel tardo pomeriggio, tornò a riprendersi il suo tema e, di nuovo, scappò verso casa.
Tre giorni dopo, il prof. ci riconsegnò il tema, ma la cosa più strana, era che il ragazzino, cioè Mario, non mi aveva dato fastidio da tre giorni, e se avevo bisogno di una cosa, si offriva sempre di prestarmela.
Ero molto perplesso, anzi, ero addirittura infastidito che non mi irritasse più.
Poi c'era un altro fattore: quel tema non aveva nessun errore ortografico voluto, né era stato copiato, così io avevo ripreso "non sufficiente", mentre lui aveva preso "ottimo".
Avevo rifiutato l'occasione di sistemare i miei giudizi in italiano.
La cosa andò avanti per giorni, così, una notte, ebbi una idea: fargliela pagare per i dispetti fatti prima del suo cambiamento. Così invertimmo i ruoli, sì perché io iniziai a fargli i dispetti e lui a subirli.
La cosa andò per le lunghe, finché, un giorno, feci una battuta su di lui. Ero il più popolare della classe, perché avevo fatto ridere tutti, ma non ero felice perché, forse per la prima volta, avevo fatto soffrire seriamente un mio coetaneo.
Allora, appena suonò la fine della lezione, rincorsi Mario, lui scappò, cercai di raggiungerlo, poi lo afferrai per le caviglie con un balzo e tutti e due cademmo su un prato. Con tono dolce iniziai a parlargli:
"Vedi, scusa se mi sono comportato male oggi e per gli altri giorni, volevo vendetta ma, ho sbagliato."
"No, ho sbagliato io ad iniziare con i dispetti" ribatté subito Mario.
Io aggiunsi:" Beh! Facciamo che abbiamo sbagliato tutti e due".
Così ci scambiammo un sorriso ed una stretta di mano e, da allora, siamo amici inseparabili.
Lorenzo Spagni, 2 F
