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ORGANIZZARE IL DISCORSO.

 

Progettare la forma.

Una volta in grado di mettere in relazione parti melodiche e ritmiche, possiamo scegliere di elaborare un materiale dato (quindi una parte preesistente, come una melodia) o di sviluppare una sequenza autonoma.
In ogni caso arriva il momento in cui occorre trasformare la semplice sequenza in una forma logica che abbia un inizio, un continuo e una fine.

E' proprio questa la consegna che daremo ai ragazzi.
Organizzare i "materiali" di base rispondendo a queste tre domande:

1. Come comincia?
2. Come continua?
3. Come finisce?

Se ci pensiamo bene sono domande tutt'altro che semplici. Occorre quindi sottolineare che per il momento dovremo lavorare solo con le parti che abbiamo già creato, senza inventare altro!

Dobbiamo resistere alla tentazione di ritornare sui nostri passi per creare nuove parti. Rimetteremmo tutto in discussione senza affrontare il problema. Solo al termine del lavoro, dopo l'autovalutazione, potremo cambiare o sostituire le parti che non ci convincono.

Per trovare soluzioni ai tre quesiti possiamo applicare una semplice tecnica.



Mettere / togliere
/ scambiare

Innanzi tutto cerchiamo una soluzione alla volta, perchè ogni domanda offre parecchie risposte.

Quali parti useremo all'
inizio? Tutte insieme? Solo qualcuna? E quale? Cominciamo con un ostinato ritmico? Con uno melodico? Uno e uno? Privilegiamo i ritmi, le melodie o i timbri?...

Risolto il problema dell'inizio occorre continuare facendo succedere qualcosa. Ma come?
Ancora una volta facciamo ricorso alle idee già prodotte applicando alcuni semplici criteri organizzativi.
Potremo "togliere" delle parti, oppure "scambiarle" affidando l'ostinato di uno strumento ad un'altro e viceversa.
Naturalmente potremo anche scegliere di far ritornare ciò che avevamo tolto. Dipende da quanto vogliamo sviluppare il brano.
Dunque: mettere, togliere, scambiare.

Allo stesso modo troveremo una soluzione per il finale:
togliamo una parte alla volta? Eliminiamo il ritmo? Tutti insieme per un "gran finale"?...

Non resta che sottolineare i vari movimenti con la dinamica giusta (dove si suona forte e dove piano? Serve un diminuendo? Un rallentando?...).

Le soluzioni possibili sono innumerevoli, ma le parti create hanno già stabilito un ambito condiviso entro cui il gruppo dovrà fare le sue scelte.

(Al termine di questo lavoro potremo allargare il campo delle tecniche compositive aprendo un percorso dedicato alla "variazione" e spingendoci fino all' "improvvisazione").

 

Ascoltare e correggere (autovalutazione).

Registriamo e ascoltiamoci: cosa funziona e cosa no? Cosa modificare?
L'autovalutazione non è un compito semplice. Richiede la capacità di analizzare con obiettività i nostri elaborati. Ma cosa significa "essere obiettivi"?

Solitamente significa adottare e rispettare un metro di giudizio condiviso.
A questo scopo è necessario fissare i parametri su cui valuteremo le nostre composizioni attraverso un ascolto analitico. Lo strumento più semplice è una scheda guida in cui decideremo cosa valutare prima, cosa dopo e come. In sostanza ci chiederemo se ciò che abbiamo prodotto è conseguente a ciò che ci è stato chiesto di fare (nel nostro caso si trattava di creare un elaborato musicale con una forma logica applicando alcune tecniche compositive).

La scheda potrebbe essere organizzata in questo modo (ma potrebbe anche essere elaborata insieme ai ragazzi raccogliendo e discutendo le proposte di ognuno):

> Scheda di valutazione

In questo caso ci troviamo a valutare la prestazione di un gruppo di studenti in cui giocano molteplici fattori: conoscenza e applicazione di tecniche strumentali e compositive, conoscenze musicali pregresse, quantità e qualità degli apporti personali, dinamiche relazionali, ecc. Si profila quindi la necessità di adottare uno strumento valutativo in grado di rilevare tutti questi fattori, non solo nell'elaborato finale, ma anche nel percorso condotto dal gruppo e dai singoli partecipanti. In tal caso appare utile l'utilizzo delle "rubric", schede di valutazione analitiche ben più complesse dell'esempio riportato, con le quali possiamo stabilire e rilevare livelli di prestazioni realmente osservabili, sia durante il percorso di lavoro, sia nel prodotto finale (rubric di processo e rubric di prodotto).
In proposito si veda:
"Enzo Zecchi: Per una valutazione autentica in classe. Le rubric. [10-12-2004]"



Ma in ambito artistico il lavoro si complica perché il confronto tra consegna e risultato offre una valutazione prettamente tecnica dell'elaborato, dei suoi aspetti "convergenti", lasciando ai margini altre importantissime componenti dovute alla sensibilità con cui ognuno ha "interpretato" (e magari stravolto) il proprio compito.
E per questo, credo non ci sia scheda che tenga. Dovremo aprire un confronto (il famigerato "dibattito"):

- quali sono le composizioni più originali? Perché?
- Qualcuno ha trovato soluzioni impensate? (magari nate da un "errore"?).

Valutare un'espressione artistica: grande tema. Un'ottima occasione per aprire una riflessione sulle motivazioni che ci portano ad apprezzare o disprezzare un prodotto artistico. Perché questa musica (questo quadro, romanzo, film, ...) mi piace? Alla fine stiamo lavorando su uno dei principali obiettivi educativi: la formazione del senso critico.