la testimonianza che da palestinesi e israeliani può nascere il pane della pace
COMUNICATO STAMPA
Sabato 12 marzo, presso la Scuola Media " C.A. Dalla Chiesa" nell'ambito
del progetto "Incontro con i testimoni della storia", gli alunni e
le alunne delle classi terze hanno incontrato Angelica Calò Livné
(ebrea) e Samar Sahhar (palestinese) candidate al premio Nobel per la pace.
La loro è la storia di un'amicizia quasi vietata dalla ragion politica,
la storia con la esse minuscola di un'israeliana e una palestinese che forse
Dio ha fatto davvero uguali ma che parrebbero quasi opposte: minuta e tutta
nervi Angelica, boccoli neri e lunghe ciglia che si inumidiscono per un nonnulla;
quadrata e inaffondabile Samar, capelli corti e braccia da campione della fede.
Angelica vive tra le torrette militari del nord d'Israele, al confine con il
Libano degli hezbollah, dove insegna a recitare la pace a ragazzini ebrei, arabi,
circassi, drusi, cristiani e musulmani.
Samar condivide la sua giornata con un mucchio di bambini e bambine in un orfanotrofio
di Betania che ha ereditato dai genitori e che con il tempo ha ingrandito fino
ad accogliere ragazze madri che la società palestinese condannerebbe
senza appello.
Le immagini e le parole che quotidianamente ci mostrano il rapporto tra israeliani
e palestinesi sono solo la coniugazione di "guerra, odio e violenza".
Le parole di Angelica e di Samar, e più ancora i loro gesti, l'espressione
dei loro visi, il suono delle loro voci hanno trasmesso, invece, un messaggio
di pace, di amicizia e di perdono agli alunni che, emotivamente coinvolti, hanno
constatato personalmente come sia possibile superare ogni divisione politica
e religiosa.
Gli studenti hanno apprezzato il fatto che queste due donne semplicemente hanno
raccontato della loro amicizia e di cosa vuol dire questo per la pace.
Esse hanno raccontato i drammi della loro storia quotidiana, non per fare l'analisi
di chi ha colpa, di chi ha torto e di chi ha ragione, ma per testimoniare lo
spettacolo di un'intensa amicizia che esprime una profonda volontà di
riconciliazione. Il loro incontro e la loro storia ci chiede di ascoltarle perché
tutti si possa sapere che la pace si può fare.